Usa-Italia, altruismo o strategia

Nel momento di incertezza che stiamo vivendo, dovuto alla diffusione del COVID-19, sono molte le riflessioni che circolano sul web. Siamo bombardati da teorie di ogni genere e tutti sono pronti a far circolare informazioni, diventando spesso creatori o vittime di fake news. In questo articolo anche io vorrei fare delle considerazioni, consapevole di correre il rischio di sconfinare nella fantapolitica.

Cento milioni di dollari: è la cifra di aiuti sanitari stanziata dal Pentagono per dare una mano alla Repubblica Italiana. Una decisione, quella del presidente Trump, che stimola degli interrogativi: perché agire per l’Italia e non per la Spagna o per la Francia? Non siamo in emergenza quanto Madrid e storicamente non siamo un alleato vicino quanto Parigi. Cerchiamo quindi di analizzare i motivi di questa scelta e dedurre i possibili interessi americani che portano l’inquilino della Casa Bianca a incrementare le relazioni con il nostro Paese.

Una ragione di tale intervento si potrebbe trovare nella preoccupazione dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, descritta da alcune testate giornalistiche d’oltreoceano, generata dagli ingenti aiuti all’Italia provenienti da Cina e Russia. In effetti, più o meno silenziosamente, da Mosca e Pechino sono arrivati e stanno arrivando oltre 100 milioni di mascherine, centinaia di medici e decine di ventilatori polmonari (mille sono quelli acquistati grazie ad una priorità facilmente acquisita dal governo Italiano presso le aziende cinesi).

In questo contesto, in cui l’Italia sembra essere una nazione su cui si concentra l’interesse delle grandi potenze mondiali, non dobbiamo dimenticare il ruolo fondamentale di Roma nella Nuova Via della Seta. A marzo dello scorso anno, in un periodo caratterizzato da accesi conflitti commerciali che continuano ancora oggi, l’Italia ha firmato un accordo con la Cina che potrebbe far diventare Roma la porta d’ingresso degli scambi commerciali tra Europa e Cina. Un documento che molte istituzioni internazionali temono possa aumentare le opportunità di export solo a favore del Dragone Rosso.

Lo scorso ottobre avevano fatto scalpore i “dazi di Trump” all’Italia e, in particolare, al Parmigiano Reggiano. Io, invece, credo che si tratti di un danno molto esiguo, quasi un favore se li confrontiamo alle imposte statunitensi applicate ai prodotti importati dagli altri paesi del Vecchio Continente. Dei 7,5 miliardi di valore dei beni europei tassati da Washington sono solo 260 milioni quelli corrispondenti a prodotti italiani. Un dato che fa ancora più specie se si tiene conto che gli Stati Uniti registrano oltre 25 miliardi di deficit commerciale (ossia la differenza tra import ed export) con il nostro Paese.

Ma la natura degli aiuti voluti da Trump per l’Italia potrebbe anche avere un carattere più personale. Il Presidente Americano, dall’inizio del suo mandato, non è mai riuscito a scrollarsi di dosso l’inchiesta Russiagate. Una vicenda in cui il collegamento con l’Italia risulta ambiguo: è al Link Campus University di Roma che si crede che George Papadopoulos, ex consigliere di Trump, abbia incontrato Joseph Mifsud, un professore maltese che dichiarava di avere legami diretti con il governo russo. Oggi Mifsud è scomparso e Papadoupolus ritiene che possa essere nascosto dai servizi segreti italiani. Anche il lavoro “opaco” dell’ex capo stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, che in Italia ha stretto legami con i partiti sovranisti e ha in progetto di fondare un’accademia in cui verranno insegnati i fondamenti del populismo e del nazionalismo, potrebbe essere uno dei motivi che spingono l’amministrazione USA a collaborare con il nostro Paese.

In un mondo sempre più globalizzato, in cui i problemi del singolo sono ancora di più quelli di tutti, non sempre si agisce per il bene di comune; noi “…stranamente, non abbiamo mai avuto più informazioni di adesso, ma continuiamo a non sapere cosa succede…”(Papa Francesco).


Francesco Morgante, 5A

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