Tu sei leggera come la follia (Carla Fracci, una vita nell’arte)

Il 27 Maggio del 2021 veniva diffusa la notizia della morte di una delle più grandi ballerine del XX e XXI secolo. Nel corso di un’intera giornata, immagini di una donna minuta vestita di bianco sono velocemente apparse sui monitor di tutte le televisioni italiane, annunciandone la scomparsa.

Carla Fracci, fin dall’inizio della propria carriera, ha incarnato la vera natura della danza, affascinando, con l’eterea grazia ed eleganza che la caratterizzava, il mondo intero.

Nata a Milano da una famiglia non agiata, è entrata a soli dieci anni alla Scala di Milano, diplomandovisi dopo otto anni di studio, nel corso dei quali ha avuto la possibilità di lavorare a contatto con alte figure di spicco nel mondo della danza. Ha continuato gli studi prendendo parte a numerosi stage internazionali a Londra, Parigi e New York, ampliando la propria formazione artistica. A soli due anni dal diploma, conseguito nel 1954, diviene ballerina solista, per poi, solo quattro anni dopo, nel 1958, ricevere il titolo di prima ballerina.

È, tuttavia, la difficoltà, che contraddistingue il percorso formativo della Fracci: dato il fisico troppo gracile per la disciplina che di un corpo e del suo movimento fa un’arte, sono il lavoro, la fatica, e l’esercizio che hanno portato al raggiungimento di quell’imperfetta perfezione.

Il passo, il movimento dalla rigorosa e meticolosa perfezione lasciano spazio a passi e movimenti che, pur non abbandonando mai una scrupolosità severa, sembrano inconsciamente voler mettere in luce l’espressività e l’amore racchiusi in essi. Il movimento, perciò, non è mera espressione tecnica, ma assume quella sfumatura artistica che fa della danza di Carla Fracci, e non solo, un’arte palpabile e commovente.

Sono tali caratteristiche che hanno tanto affascinato l’Italia e l’estero, e che hanno portato la prima ballerina della Scala ad essere scelta per l’interpretazione di drammatici ruoli di rinomata importanza: da Giselle (forse il più significativo), alla Sylphide, fino a Giulietta.

Il valore artistico, la grazia e la romantica espressività, proprie di quella che all’epoca era solo una giovane ballerina appena diplomatasi, le hanno permesso di danzare accanto a grandi ballerini, quali Vladimir Vassiliev, Mikhai Baryshnikov, Henning Krostnam, e Rudolf Nureyev (definito dai critici uno dei più grandi danzatori del XX secolo), affascinando le platee mondiali, e divenendo fonte di ispirazione per diversi poeti.

Eugenio Montale ed Alda Merini le dedicano infatti alcune poesie, i cui versi, intrisi di ammirazione e quasi malinconia, descrivono l’armonia, la grazia e la leggiadria che la contraddistinguevano. “Tu sei leggera come la follia”, è il verso finale di una poesia di Alda Merini, sufficiente a raffigurare metaforicamente l’immagine della ballerina, accostandole una similitudine propria della poetessa.


Delle lusinghe della notte un sogno

esce e percorre tutta la vallata

una fata che genera altri tempi

e vola via come una canzone

non occorre nel vederti danzare

aver letto molti testi

oppure domandandosi

l’origine dell’amore.

Tu sei l’amore

tu sei il sentimento

tu sei illogica

come la ragione

tu sei leggera come la follia.

-Alda Merini


Giulia Prian, IVA




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