Stati Uniti: come non affrontare una crisi

Aggiornato il: 25 set 2020

Ogni crisi può colpire molti Paesi in diversi modi e l’emergenza sanitaria da Covid-19 non fa eccezione. Se agli inizi di febbraio si temeva una diffusione incontrollata attraverso la Cina, primo e più pericoloso focolaio, ora si tiene d’occhio con estrema attenzione la crescita vertiginosa del numero di casi negli USA: dall’inizio del contagio ad oggi, sono stati registrati un totale di circa 90 000 morti su un totale di 1,46 milioni di contagiati.

La pericolosità del virus è determinata soprattutto dalla sua novità; le informazioni che abbiamo su Sars-CoV2 sono limitate e in continua evoluzione, questo ha contribuito ad alimentare la confusione che già si insidiava tra i cittadini, con la conseguenza che notizie false si sono diffuse con estrema facilità e trovando facile strada nella paura e nell’incertezza dei cittadini.

Come parlare di fake news senza citare la più famosa ed ascoltata delle emittenti televisive dedite alla disinformazione: Fox News. Di proprietà del multimiliardario australiano Robert Murdoch, la rete (che vanta il primato di programma “all news” più seguito d’America) ha ospitato infelici casi di cattivo giornalismo, talvolta sfociati in vera e propria disinformazione. Tra le personalità più in rilievo troviamo: Sean Hannity, conduttore della sezione “Hannity” su Fox News, divenuto ormai presenza fissa ai raduni delle campagne elettorali repubblicane non per fare giornalismo, ma per pronunciare discorsi in favore di questo o quel candidato repubblicano; Tucker Swanson McNear Carlson, populista nato e cresciuto nel privilegio, educato in un college da 74.000 dollari l’anno, definito da Richard Spencer (un preminente neonazista che auspica la ricostituzione dell’Unione Europea in un impero solo per bianchi) “il nostro più grande alleato” e lodato dall’ex Gran Maestro del Ku Klux Klan David Duke (“God bless Tucker Carlson” si legge in un suo tweet).

Dal 29 febbraio sono andati in onda varie edizioni dello show di Hannity, di Carlson e di altre personalità di Fox News dove si sminuiva il numero di decessi da Covid-19. In uno di queste, vengono citati i 61.000 decessi del 2019 dovuti dall’influenza stagionale per sminuire le previsioni per il 2020 del Center for Control of Disease, l’autorità competente negli Stati Uniti per il controllo delle malattie infettive. Ciò che è stato tralasciato è la mortalità effettiva del virus dell’influenza stagionale che si aggira intorno allo 0,1%, tra le 30 e le 40 volte meno mortale del virus Sars-CoV2, e il fatto che i casi di Covid-19 sono stati registrati in un periodo di tempo breve (dal 1° marzo al 29 aprile), mentre i casi di influenza stagionale sono stati esaminati in più di un anno: è dunque enormemente fuorviante mettere a confronto i decessi provocati da queste malattie. Purtroppo, questa notizia si è rivelata oramai diffusa: un sondaggio della Knights Foundation in collaborazione con Gallup ha rivelato che il 40% degli americani ritengono l’infezione da Covid-19 ugualmente mortale o meno mortale dell’influenza stagionale.

La seconda uscita infelice appartiene ad un ospite dello show di Laura Ingraham, precisamente al “Dr” Phil McGraw: qualcuno lo potrebbe riconoscere per il suo ruolo da conduttore televisivo dello show che porta il suo nome, ed è esattamente questa la sua occupazione, essendo privo di una licenza medica o di una laurea in medicina. Nell’edizione presa in considerazione il “dottore” cita 45.000 morti dovute ad incidenti stradali e 360.000 per annegamenti collegati nelle piscine.

Quest’ultima statistica non è soltanto esagerata oltre ogni misura, ma anche irrilevante: le morti per annegamento totali, includendo piscine ed ogni corpo d’acqua, sono 4.000 ogni anno, sempre secondo le stime del CDC. Inoltre, non serve certo ricordare come non sia possibile contrarre l’annegamento, e ancora meno incorrervi con la stessa facilità con cui si può incorrere nel nuovo coronavirus.

Torniamo da Tucker Carlson per l’ultimo esempio. In un episodio del suo show “Tucker Carlson tonight”, ha invitato come ospite esperto Gregory Rigano, presentato da Tucker come “consulente medico per la facoltà di medicina dell’Università di Stanford” mentre è intento a leggere un rapporto di uno studio riguardante l’uso dell’idrossiclorochina, farmaco usato per trattare malattie come malaria e Lupus. Le sue parole, tradotte alla lettera, sono qui riportate: “uno studio ben controllato e revisionato, portato avanti da uno degli specialisti di malattie infettive più autorevoli del mondo, Didier Raoult MD (Medical doctor) nel sud della Francia […] ha riportato un tasso di efficacia della cura pari al 100% contro il coronavirus”.

Prima di tutto, è doveroso spiegare chi è Gregory Rigano. Non è il consulente medico per la facoltà di medicina di Stanford, come testimonia una dichiarazione pubblica dell’Università che afferma che “Gregory Rigano non è un consulente medico per Stanford e nessun soggetto proveniente dalla stessa Università ha partecipato allo studio”. E’, invece, il fondatore di una compagnia di criptovalute, che ha finto affiliazioni ad istituzioni che lo hanno sconfessato senza troppi problemi e che ha visto il suo “documento” rimosso dall’archivio pubblico di Google poiché violava i termini di utilizzo.

Analizzando i risultati non del presunto studio, non essendo più possibile reperire l’originale, ma dello studio a cui Rigano sembra essersi ispirato nella creazione del falso, vediamo che la popolazione totale dello studio era composta da 26 pazienti, di cui tre sono stati trasferiti in terapia intensiva, uno è deceduto e altri due pazienti si sono ritirati dal trial, così la somministrazione è continuata solo per 20 pazienti in uno studio non randomizzato. Tutto questo ha contribuito allo scetticismo globale della comunità scientifica, con addirittura uno studio che sembrerebbe dimostrare come l’uso di idrossiclorochina non diminuisce la probabilità di subire sintomi gravi dal nuovo coronavirus.

Nonostante questo pubblico ottimismo, la direzione di Fox News ha preso ben sul serio la minaccia da Covid-19, invitando i suoi dipendenti attraverso a “cancellare ogni incontro da svolgersi in presenza e di condurre gli affari all’ordine del giorno attraverso chiamate skype e in videocollegamenti.”

Come era prevedibile, queste “scoperte” sono giunte allo spettatore più importante di Fox News, il presidente Donald Trump, che le ha trovato abbastanza affascinanti da invitare il pubblico americano ad assumere il farmaco in questione: “Prendetelo, quale è la cosa peggiore che può succedere? Prendetelo” ripeteva a favore di telecamere e microfoni. In un successivo briefing per la stampa, un giornalista ha chiesto al direttore della task force della Casa Bianca, nonché capo del National Institute of Allergies and Infectious Diseases, il Dr Anthony Fauci quali fossero le evidenze mediche a supporto dell’idrossiclorochina, ma, senza dar la possibilità a Fauci di rispondere, uno stizzito presidente ha preso la parola “Sa quante volte gli è stata fatta questa domanda? 15 volte, non deve chiederlo di nuovo”.

Gli effetti di queste dichiarazioni non hanno tardato a manifestarsi; scarsità nelle riserve del medicinale sono state riscontrate negli Stati Uniti e in Australia, impedendo ai pazienti che hanno realmente bisogno del farmaco di procurarselo. Inoltre, una coppia dell’Arizona, motivata da questo entusiasmo, ha assunto una piccola quantità di clorochina, un antiparassitario per gli acquari, collegandolo all’idrossiclorochina di cui sentivano spesso parlare in televisione: il marito è deceduto per arresto cardiaco e la moglie è stata costretta a rimanere in terapia intensiva per molto tempo prima di guarire.

Ora più che mai è tempo di realizzare la pericolosità della disinformazione, è tempo di pensare criticamente e di verificare ogni informazione che riceviamo, è tempo di riconoscere figure che diffondono falsità come pericoli per la società, al pari di questo virus. Se si cade nella trappola della pigrizia, che indirizza alla soluzione facile ed immediata, abbiamo già perso la prima battaglia di questa guerra: solo comprendendo al meglio il metodo scientifico sarà possibile assicurarsi la prima vittoria di questo conflitto.

Tuttavia, molti cittadini americani tendono a non fare questo e, piuttosto che informarsi attivamente, preferiscono pendere dalle labbra di Donald Trump. Il problema è che il presidente, che spesso si lascia andare a dichiarazioni azzardate. Memorabile l’idea da lui espressa a fine aprile: per il miliardario statunitense, infatti, iniettarsi del disinfettante nelle vene poteva rappresentare un antidoto efficace al virus. L’unico risultato tangibile di questo “consiglio” è stato però un aumento degli avvelenamenti a New York (30 in meno di 24 ore a fine aprile).

L’unico personaggio in grado almeno di trattenere l’iperattivo Trump sembra il sopracitato Anthony Fauci, che però sempre più spesso rimane una voce inascoltata dal presidente. Mentre il virologo, consapevole del rischio che gli USA (e il sistema sanitario statunitense, in alcuni Stati già al collasso) correrebbero riavviando tutte le attività produttive e tornando in toto alla normalità, è piuttosto cauto sulle ripartenze, Trump spinge per riavviare l’economia. In fondo, nel suo primo mandato da presidente, ha insistito quasi solo sul far tornare gli USA grandi soprattutto dal punto di vista economico. E per questo motivo, in vista delle elezioni presidenziali di novembre, contenere gli effetti devastanti del virus sul tessuto sociale è la sua priorità. Anche a costo di sacrificare sull’altare della crescita economica centinaia, migliaia di vite umane.

Negli Stati Uniti, ad aprile, più di 20 milioni di americani hanno perso il lavoro. Il tasso di disoccupazione rasenta il 15%, ed è il più alto dalla grande crisi del 1929. Molti di questi posti, ad ogni modo, quando si tornerà alla normalità verranno subito ripristinati. Il problema è quando l’emergenza rientrerà, perché non ci sono certezze e anche per il gigante americano attendere fino al vaccino sembra una soluzione suicida. Tanto più che negli USA per 160 milioni di americani la copertura assicurativa sanitaria è legata allo stipendio. E intanto le elezioni si avvicinano velocemente. Per questo Trump non vede l’ora di riavviare a pieno regime la macchina produttiva statunitense.

Molti cittadini sono dalla sua parte: le proteste dei lavoratori, viste anche in Italia, negli Stati Uniti sono state molto più veementi e partecipate, in barba alle restrizioni. Va detto che molti Stati, quelli con il tasso di contagio più basso, hanno optato per varie riaperture. Ma in altri (come California e Michigan) i governatori hanno imposto misure contenitive più severe, attirando su di sé l’ira dei manifestanti, alcuni dei quali armati. Se non si ripartisse in fretta, Trump potrebbe sfruttare a suo favore alle elezioni il malcontento di una larga fetta di popolazione. Se si ripartisse subito, Trump potrebbe comunque riuscire a presentarsi come il salvatore dell’economia, traendone un grande vantaggio ai seggi. D’altronde proprio le sue doti di istrione e gran comunicatore gli hanno permesso di risultare vincitore già nel 2016, quando Hillary Clinton dai sondaggi sembrava avanti. Quest’anno, insomma, il coronavirus rappresenterà in ogni caso una variabile cruciale nel risultato elettorale.

Dal lato opposto degli schieramenti politici i democratici fino a qualche tempo fa non sembravano proporre un candidato in grado di infiammare l’elettorato e soprattutto di attirare alle urne anche i cittadini più restii ad adempiere a questo diritto-dovere costituzionale. Probabilmente nemmeno ora è così, ma senza dubbio il partito si è compattato attorno al vincitore delle primarie. Il candidato che l’ha spuntata e si confronterà direttamente con Trump è Joe Biden, ex vicepresidente durante la gestione Obama. Il settantasettenne ha piegato la concorrenza interna al suo partito di Bernie Sanders, candidato ben più radicale e orientato verso sinistra ma nonostante questo in grado di attrarre a sé buona parte dei giovani democratici, tendenzialmente più progressisti. Biden invece è un moderato, e grazie a questo ha fatto convergere su di sé i voti anche di altri candidati ritiratisi dalla corsa alla Casa Bianca. Il problema per i democratici è che la personalità di Biden, sicuramente non dilagante come quella del presidente uscente, potrebbe essere alla lunga un fattore decisivo per Trump, in grado di districarsi anche nelle situazioni più complicate (come la procedura di impeachment del 2019). Per ora, soprattutto a causa della pandemia, Biden è sorprendentemente avanti nei sondaggi. Ma solo unendo le forze il partito democratico può sperare di mantenere questo vantaggio fino a novembre. Nonostante le differenze notevoli fra i loro programmi politici, Biden e Sanders stanno collaborando attivamente per avere la meglio sul megalomane tycoon. Anche Alexandria Ocasio-Cortez, la giovane senatrice di origini ispaniche vicina a Sanders, è in prima linea per aiutare Biden. Dirigerà una task force che si occuperà delle strategie da adottare nella lotta contro i cambiamenti climatici, tematica scottante che Trump si è sempre rifiutato di affrontare con l’attenzione che si meriterebbe. Ma il vero asso nella manica, per Biden, potrebbe venire dal passato. Nulla di fantascientifico, si tratta “solo” della riforma del sistema sanitario varata nel 2010 da Barack Obama. L’ex presidente, che proprio in questi giorni ha accusato Trump di essere inadeguato nella gestione della crisi, aveva garantito per molte più persone la possibilità di usufruire della sanità statunitense, riducendo i costi per la gente comune. Trump ha fatto dello smantellamento di questo provvedimento un punto nevralgico della sua strategia politica, ma non c’è riuscito fino in fondo e un momento difficile come questo può costringere a ripensare totalmente il sistema sanitario. Esso si è trovato fin dall’inizio della crisi in difficoltà: senza dispositivi di protezione, materiale per i test, posti letto, respiratori. Il sistema sanitario è un aspetto da sempre caro a Sanders, mentre Biden si è dimostrato più restio ad applicare il “Medicare for all”. Quale migliore occasione di questo momento per virare su questa priorità? Introdurre nel programma elettorale dei miglioramenti per il sistema sanitario potrebbero dare la spinta alla campagna elettorale di Biden, ma soprattutto garantire un futuro migliore a milioni di americani.

Gabriele Colella, 4B

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