Scuola e politica

Nuovo anno, nuovi candidati, ma c’è una frase che puntualmente si ripresenta: “fuori la politica dalla scuola”. Continua ad esser ripetuta come se non potesse che stare bene a tutti, come fosse una massima innegabile. Ma se negli anni precedenti la mia sensazione era quella di una frase pronunciata con noncuranza e poca consapevolezza, ecco che qualche giorno fa ci è stata data conferma del fatto che la si crede realmente giusta: due persone con ideali opposti hanno deciso di presentare una lista assieme, dimostrando così di non avere alcuna intenzione, qualora fossero riusciti a vincere le elezioni, di schierarsi politicamente in alcun modo all’interno del contesto scolastico. Ora, lungi dall’attaccare la lista in particolare, io credo che questa sia la dimostrazione ultima di un dibattito scolastico serio che sta morendo, e che bisogna assolutamente incoraggiare.

Non c’è, per quanto mi riguarda, nulla di più essenziale della politica in una scuola, soprattutto in un momento così colmo di importanti questioni etiche, che dovrebbero riguardare i giovani in primis; non possiamo far sì, ed è questo che mi preme più di ogni altra questione, che svanisca uno dei pochi aspetti che favorisce lo sviluppo individuale di noi studenti. Eppure, sento molte più lamentele riguardanti l’assenza di un percorso indirizzato alla preparazione dello studente al mondo lavorativo; ma, partendo dal presupposto che il lavoro non dovrebbe essere, a mio parere, affare di un adolescente, come si pensa di poter entrare a far parte del “mondo vero”, se non si è vissuti in un solo ambiente che stimoli il dibattito e lo scambio di idee? Questo deve essere il ruolo della scuola: formare noi ragazzi non come studenti o lavoratori, ma come persone. E la scuola di cui parlo non è formata da perfidi adulti che ci obbligano a fare lezione dopo le assemblee: noi siamo la scuola, e per questo possiamo e dobbiamo sforzarci per cambiarla, se veramente non vogliamo essere gettati come materia inerte in quello spietato meccanismo che è la realtà.

Fare politica a scuola significa costruire i propri ideali in un ambiente di totale uguaglianza: ognuno di noi può avere le proprie opinioni e può mettere in discussione gli altri e sé stesso, senza che alcuna autorità, come accade molto spesso, per esempio, in famiglia, limiti questa possibilità. Compito della scuola è anche, perciò, liberare da quelle verità incontestabili che ci vengono imposte in ambienti in cui lo scambio di idee non esiste. Solo un dialogo acceso può formare un individuo consapevole di sé, e se vogliamo una scuola che ci valorizzi come singoli, bisogna ripartire da qui. Spero veramente che i nuovi rappresentanti lavorino su questo punto e che si torni a quella partecipazione cui ricordo di aver assistito prima della pandemia.


Enrico Accettella, IIIA


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