RIFLESSIONE SUL CONCETTO DI SACRO E NON: L’ODIATO CROCIFISSO NELLE SCUOLE PUBBLICHE IN ITALIA

Breve premessa

Il testo che di seguito vi propongo non ha il solo scopo di essere letto, ma di far nascere un confronto riguardo al tema. Mi farebbe piacere quindi, se dovesse suscitare interesse, e se qualcuno dovesse non esser d’accordo o storcere il naso alla lettura delle mie argomentazioni, di contattarmi o cercarmi per farmelo sapere e confrontarsi con me. Sono Raffaele Pergolizzi, frequento il VE, al terzo piano dell’istituto, ed il mio indirizzo instagram è @raffaelepergolizzi. Buona lettura!

La domanda che più frequentemente mi passa per la testa quando si tenta di affrontare l'argomento è: ma perché le persone ce l'hanno così a morte con il Sacro?

Soprattutto in Italia, il Sacro o lo adoriamo, ne facciamo una ragione di vita, oppure lo detestiamo, non lo prendiamo in considerazione e quasi lo evitiamo. Così il crocifisso in aula: c'è chi lo vuole, chi non lo vuole, non esiste confronto o via di mezzo.

E attenzione, non mi riferisco solo al cristianesimo quando parlo di Sacro, anche se così può sembrare. Ci sarebbe la necessità di confrontarsi anche su questo aspetto, poiché troppo spesso quando intraprendo un dibattito sul cristianesimo mi sento dare risposte solo riguardanti la Chiesa ed il concetto di Dio, in maniera completamente astratta. Tuttavia mi piacerebbe soffermarmi sul soggetto da cui parte l'indagine del Sacro: l'essere umano.

Ma come? Il Sacro non dovrebbe essere slegato dall'uomo? In linea di massima sembrerebbe così, ma se così effettivamente fosse, a che servirebbe? Giungiamo al fulcro del discorso. Il Sacro non l'ha inventato l'uomo; non l'ha inventato il cristianesimo, né l'islam, né gli antichi sacerdoti: il Sacro è stato scoperto dall'uomo, da quegli uomini che hanno avuto il coraggio di intraprendere un profondo scavo interiore e di trovarlo, o di trovare il presupposto (una domanda quindi) che facesse sospettarne l'esistenza stessa. Intendo dire, il primo uomo a rendersi conto, a raggiungere la profonda consapevolezza che l' "io" e l' "esistere, veramente esistere" fossero (e sono) strettamente legati, ha scoperto quanto di Sacro c'è nella vita: essere profondamente, ognuno di noi, parte del "tutto", quel tutto che ci circonda e che esiste nel momento in cui noi esistiamo. Il Sacro è, dunque, la consapevolezza della nostra eterna domanda, posta nel momento in cui si nasce, si inizia a esistere: “io? Davvero io?”.

Dopo di ciò, oltre a queste domande si aggiunge un altro quesito: come io? Da questa parte poi quella ricerca dell'estrema origine e, allo stesso tempo, dell'estremo fine (che sono, in fondo, la stessa cosa) della nostra esistenza, che qualcuno identifica con Dio.

Infine, l'ultima domanda che l'uomo si pone è: perché io? Consci del fatto che a nessuna di queste domande avremo mai risposta, ma soprattutto a quest'ultima, il "perché io" è quella che più mostra la pura essenza di ciò che noi chiamiamo "fede".

Per farmi capire meglio, il Sacro è la commistione di queste domande, che, incastonate nel nostro più profondo essere, sono state raggiunte attraverso il coraggioso e faticoso scavo interiore. Si potrebbe dire che il Sacro non è tanto Dio, quanto il come si arrivi a Dio, il che va accompagnato da quella strana parola chiamata fede, che non significa semplicemente "garanzia di fedeltà", ma puro abbandono. Ancora, potrei riassumere tutto ciò prendendo in prestito a un teologo del secolo scorso, Luigi Giussani, una frase emblematica: “è la consistenza del mio “Io” che tu mi voglia, o Dio…!”.

È per questo che Cristo nella storia è stato indispensabile al popolo di Israele: con la sua divina testimonianza ha tracciato una chiara direzione verso cui orientare queste domande, perché incalzandole, ha rivoluzionato un'intera società, allora e adesso, colpendoci là dove noi uomini eravamo ancora duri di cuore.

Riconoscere il Sacro vuol dire essere profondamente esseri umani, profondamente esserlo! Così come fu Cristo, ma come fu anche Maometto, Budda e quanti hanno lasciato un segno negli uomini del loro tempo fino agli uomini che oggi siamo noi. E hanno tracciato tutti una chiara direzione verso cui orientare le nostre domande. Direzione che poi, ridotta all'essenziale, risulta essere sempre la stessa. Per questo credo profondamente in quello che disse tempo fa il monaco cristiano Bahira, affermando che islam e cristianesimo - e così, quindi, tutte le manifestazioni del Sacro riportate dall'uomo - "sono raggi della stessa luce".

È comprensibile adesso, forse, come parlare di ciò che è Sacro non sia una passeggiata. Tuttavia riguarda tutti noi, credenti o meno, dal momento che anche chi bestemmia, in un modo o nell'altro, sta cercando la sua dimensione del Sacro.

Infine è ancora più chiaro quale sia il significato di chiese, moschee, templi e simboli sacri: servono all'uomo per mettersi in relazione con, ancora una volta, il Sacro. Inoltre, per chi non ci crede, simboli, moschee e tutti i luoghi di culto non hanno alcun significato: allora perché odiarli tanto? Perché non volere a nessun costo il crocifisso in classe? Per molti non è solo un bel simbolo, come avrete capito, ma è anche tutto ciò che poco fa ho frettolosamente accennato. La mia proposta è tuttavia un'altra: perché non porre, essendo tutti raggi della stessa luce, i simboli religiosi delle maggiori religioni nelle aule, invece che eliminarli tutti o tenere solo il crocifisso? Per chi crede avrebbe un senso, per chi non crede significherebbe avere un nuovo stimolo, un nuovo spunto o una nuova possibilità per ragionare riguardo a questi aspetti. Significherebbe accendere un fiammifero nella stanza del proprio "io", anziché rimanere al completo buio.


Raffaele Pergolizzi,VE


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