RICORDI

Di tanto in tanto le giornate si fanno sempre più grigie e ripetitive. Non ci sono più attimi di colore tra un dolore ed un altro. La pioggia mi inzuppa il cuore e i calzini a righe. L’ombrello non può proteggermi dal temporale che mi porto dentro, il meteo mi dà sempre brutto tempo. E allora, quando ormai nubi temporalesche minacciano il loro incombente arrivo con forti e fieri tuoni e abbaglianti lampi ed incupiscono i miei pensieri, mi perdo ad osservare il nulla fuori dal vetro pieno di polvere della finestra, e così, presa alla sprovvista in un momento di debolezza, i ricordi mi assalgono, come leoni affamati che si gettano sulla loro preda. Mi lacerano le carni in profondità, il loro peso mi soffoca, i loro occhi di fuoco scavano nella mia debole anima. Ricordo. Ricordo il tuo sorriso. Ricordo come mi stringevi la mano, come mi baciavi le guance, il collo. Ricordo le tue mani, le tue strette, le tue labbra, il tuo riso. Ricordo il tuo sguardo. Sento il cuore bruciare e ridursi in polvere. Avverto ogni cicatrice dolermi, ed ogni lacrima che verso incide nelle guance solchi profondi. Dentro di me sento fiumi di sangue zampillare in ogni dove, la mia anima in mille frammenti, frammenti di specchi nei quali sei riflesso tu. Non riesco a smettere di vederti in ogni volto, non riesco a smettere di cercarti tra la folla, sperando di vederti, di cogliere per un’ultima volta il tuo sguardo. Non so come fermare il torrente di lacrime che sgorga dagli occhi ogni volta che risento la tua voce nella mia testa, ogni volta che vedo una tua fotografia, ogni volta che mi torturo ricordando il nostro primo bacio su quella panchina d’autunno. Tremori mi percuotono l’animo se ripenso alle tue mani sul mio corpo, quell’attimo prima che le nostre bocche si sfiorassero, il tuo respiro così vicino, i nostri cuori che battono all’unisono, il bacio, una scossa, scintille, tenero, passionale, bramoso, dolce. Rivedo tutto questo, quando mi perdo a guardare le foglie cadere fuori dalla finestra. Con lo sguardo lontano, torno indietro a quando potevo ancora chiamarti “amore” e non l’ho mai fatto. Ho ancora un bacio sospeso sulle labbra, l’ultimo bacio che sempre si rimpiange. Forse, se solo ti avessi stretto più forte come mi rimproveravi sempre, ora non saresti scivolato via.


Nicole Monaco, IIIF


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