Nell'abisso della disperazione


Disclaimer: questo articolo tratta la depressione con riferimenti personali ed in alcuni pezzi il linguaggio utilizzato è abbastanza forte e potrebbe per questo risultare disturbante per persone particolarmente sensibili ai temi della malattia mentale e del “victim blaming”.

Nel momento in cui si parla di malattie, erroneamente, abbiamo sempre la tendenza a dividerle in due macro categorie, le malattie “fisiche” e quella “mentali”, la cui unica vera differenza è la possibilità, nelle malattie fisiche, di trovare più facilmente le cause traumatiche, infettive o genetiche del malessere del paziente; in quelle che chiamiamo mentali, nonostante ormai sappiamo che qualsiasi malattia, anche psichiatrica, ha una causa nel cervello, è molto più difficile trovare le lesioni o i malfunzionamenti cerebrali che le causano. In conclusione fondamentalmente l’unica vera differenza tra l’avere un braccio rotto e un disturbo depressivo maggiore, è la terapia che viene adottata per cercare di curarsi

Fatta questa premessa, credo sia il momento di parlare di uno dei morbi che ha colpito in questo 2020 e che, diversamente dal COVID-19 è silenzioso e si può nascondere dietro un sorriso impacciato o dietro a qualcuno che, pur comportandosi normalmente con le altre persone, appena si trova da solo, svela il suo vero dolore, il disturbo depressivo, in tutte le sue sfumature, da quello nevrotico e quello psicotico al bipolarismo e al PTSD che, nonostante non siano prettamente depressivi, presentano delle caratteristiche depressive che possono comunque influenzare chi ne è affetto in maniera anche importante (non è un caso che l’OMS abbia dichiarato che la depressione sia la malattia più pericolosa del 2020); il più grande pericolo è la tendenza a vedere le persone che hanno una malattia mentale come pazzi, come mostri, come qualcosa che non è più umano, o come persone che fingono, che non sanno quello che hanno o che sono solo tristi. Essere depressi vuol dire non poter manifestare di esserlo, perché subito si viene additati come “finti depressi” oppure, nel caso in cui si parli di depressione adolescenziale, questa viene definita “una fase” o qualcosa di normale, perché, secondo coloro, quale adolescente non si è mai sentito “triste”?

Oltre a questo, la tendenza naturale delle persone depresse, è quella di chiudersi e di sentirsi in colpa per la propria condizione, cosa che viene sicuramente amplificata dallo sminuire che viene compiuto da tutte le persone più care (spesso anche dai genitori, che dovrebbero, almeno in teoria, amare i figli e cercare di fare il loro bene, senza nascondere il proprio egoismo dietro al fatto di imporre le proprie idee perché “vogliono bene ai loro figli”), portando quindi non solo a pratiche autolesionistiche (il dolore fisico può spesso essere usato per lenire quello psicologico), ma anche ad un peggioramento della propria condizione e alla possibilità di sviluppare altri disturbi che possono compromettere in maniera ancora più marcata la vita dell’individuo.

La depressione giovanile, in particolare in Italia, è diventata una vera e propria epidemia per vari motivi:

● Con l’arrivo del COVID non solo i giovani sono stati la fascia a cui sono state riservate meno attenzione e quella a cui sono state imputate più colpe, ma anche quella che ha sofferto di più le conseguenze indirette della pandemia: la socialità è stata distrutta e quindi c’è stato un aumento dell’insorgere di malattie mentali e nel peggioramento di quelle esistente

● L’attrezzatura scadente che viene offerta dallo Stato: l’esperienza negli ospedali psichiatrici è orribile e spesso gli psicologi e psichiatri che lavorano nel settore pubblico sono meno preparati di quelli privati e la loro scelta è stata dettata dall’incapacità di aprire un proprio studio; la salute mentale in Italia è un lusso, se non sei ricco, sei costretto ad ucciderti

● Molto spesso le tematiche giovanili vengono sminuite ed i giovani in generale sono considerati come degli scansafatiche, qualunque tentativo di avvicinarsi alle tematiche degli adulti viene considerato come un atto di immaturità, visto che “sei troppo giovane per parlare di queste cose, cosa ne vuoi sapere”. (il continuo sminuire le tematiche giovanile, in maniera incoerente, da parte degli stessi adulti che sono ignari del funzionamento del mondo, porta spesso allo sviluppo di depressione esistenziale nei giovani)

● Esiste ancora un grande negazionismo della psichiatria: molte persone sottovalutano o vedono di cattivo occhio la psicoterapia e gli psicofarmaci, impedendo a se stessi e ai propri figli di curarsi in maniera appropriata

Avete mai immaginato cosa si provi? È come trovarsi in delle sabbie mobili sempre più voraci, che prima ti agguantano e poi ti trascinano, come se stessi sprofondando in un abisso senza fine; successivamente, dopo essere sprofondati, si inizia a cadere, una caduta eterna, all’interno della quale il semplice fatto di esistere diventa un motivo di sofferenza: alzarsi, muoversi, andare a scuola o fare qualsiasi altra cosa non è più parte della routine quotidiana, ma diventa una vera e propria tortura: per questo si diventa sempre più alienati dalla realtà, concentrarsi diventa sempre più difficile e si cerca di fuggire dal mondo reale per rifugiarsi in un mondo ideale, in cui non solo non si viene giudicati o colpevolizzati, ma ci si sente amati e capiti. Oltre all’alienazione e al senso di colpa, c’è anche un fortissimo senso di impotenza: ci si sente come se non si valesse nulla, come se tutti ci odiassero, come se ogni persona che incontriamo vivesse meglio se noi non esistessimo. Il suicidio è solo il sintomo più estremo ed il più evidente, che, proprio per questo, smuove le coscienze di tutti coloro che l’hanno in qualche modo causato: è facile dire che il ragazzo o la ragazza che sta sempre da sola in classe è strano, che la ragazza che si taglia nelle storie è una finta depressa, che un adolescente non possa avere disturbi psichiatrici, che la ragazza che ha subito violenza sta esagerando, che il ragazzo che dice di essersi depresso per la fine della sua relazione è soltanto immaturo, che la ragazza che ha sbalzi d’umore è solo un po’ lunatica, che nell’usare disturbi psichiatrici, tra cui “depresso”, “ritardato”, “pazzo”, “schizofrenico”, “bipolare”, “manipolatore”, “narcisista” o “borderline”, come insulti o come aggettivi da usare per darsi delle arie (nessuno si sognerebbe di insultare qualcuno perché si è rotto l’anca), ma nessuno si prende le proprie responsabilità quando queste persone, ormai stanche di essere circondate da persone inutilmente cattive o immature, decidono di mettere fine alla propria vita; la prossima volta che qualcuno si toglie la vita vicino a voi, pensate che relazione avete avuto con lui o lei, e che cosa possiate aver fatto per evitare che ponesse fine alla sua vita (e non fate finta di non aver colto i “segnali”, come dicono molti, perché, spesso, questi sono gli stessi a sottovalutare la depressione) e fatevi un esame di coscienza. Inoltre, l’essere perbenisti, una delle reazioni più malsane alla depressione (dettata solitamente dalla paura o dall’ignoranza) è inutile: se io ho un braccio rotto non è meno importante solo perché c’è chi soffre di più (non è una gara), chi sta male dovrebbe essere aiutato, non schernito, considerato che a volte conviene perdere la propria umanità e comportarsi come degli automi, perché pensare è uno sforzo troppo grande che non tutti vogliono fare. Dovremmo imparare tutti a essere più umani e a metterci nei panni degli altri.


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