Machismo: Mascolinità tossica

Il termine “femminicidio” non fa riferimento al genere della vittima, ma al motivo per il quale essa è stata uccisa: il suo essere donna.

Sebbene dal punto di vista legislativo la parità di diritto sia garantita, nella nostra società la strada per raggiungere la parità di fatto è ancora assai lunga.

Scoglio principale è la presenza di numerosi stereotipi di genere, talvolta sottovalutati o considerati parte della “normalità”, stereotipi che hanno portato al consolidamento di un sistema discriminante che condiziona non solo la dimensione femminile, ma anche quella maschile e che ha portato all’errata definizione di “ruoli di genere” all’interno della società.

L’uomo stesso in tale sistema è vittima di una serie di stereotipi, ha costantemente bisogno di dimostrare la sua virilità, celando il suo aspetto più sensibile così da poter essere definito un “vero uomo”.

Simbolo di questo è il concetto di machismo: eccessiva esibizione di virilità dovuta alla convinzione che il maschio sia superiore alla femmina, spesso definito con l’espressione “mascolinità tossica”. Il concetto di mascolinità tossica è profondamente radicato nella nostra società, ma poco riconosciuto, e finché non vi sarà questo riconoscimento uscirne fuori resterà difficile.

Per mascolinità tossica si intendono tutti quei comportamenti che veicolano un’idea di mascolinità che trova nei meccanismi oppressivi, verso le altre identità di genere, la sua forza. Si tratta di un’eccessiva esibizione di virilità dovuta alla convinzione che il maschio sia superiore.

La mascolinità diventa tossica quando va a influenzare il quotidiano dell’uomo e di chi lo circonda. Sono comportamenti che si trasmettono, si replicano con il tempo e nella quotidianità si legittimano. Quando si instaura questa dinamica di potere si innesca un circolo vizioso: l’uomo per dimostrare di essere all’altezza di quello che considera il proprio “ruolo di genere”, esercita il suo potere nei confronti degli altri generi, anche attraverso discriminazioni. L’uomo stesso quindi da fautore dell’atto discriminatorio, diventa vittima di sé stesso. Da questo punto di vista, il ruolo maschile nella lotta alle discriminazioni di genere è fondamentale.

La parità di genere non deve annullare le differenze tra l’uomo e la donna, deve annullare le discriminazioni portando ad una eguaglianza fondata sulle pari opportunità. Le diverse caratteristiche dei generi non devono e non possono essere fonte di discriminazione. Fine. A che questo circolo vizioso verrà tollerato e avallato, attraverso un atteggiamento di indifferenza da parte della società, questa “mascolinità tossica” sarà sempre parte della tanto stimata “normalità”.


Costanza Barilese e Lucrezia Cavaliere,VA


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Personale

Vorrei fosse illegale amarti, soffrire per colpa degli altri. Vorrei dirti cosa provo ma poi che penseresti? Vorrei dirti cosa sono, ma poi mi guarderesti allo stesso modo? Mi hai detto la verità e mi