Leo Ryan: l’esempio di un buon politico

18 novembre 1978, Port Kaituma, Guyana.

L’aria umida si mischia all’odore di polvere da sparo. Leo Ryan giace senza vita sull’asfalto bagnato. Questo il tragico epilogo della parabola di James Warren Jones ed i seguaci del “Tempio del Popolo”, setta religiosa da lui fondata, i quali furono protagonisti del più grande suicidio di massa della storia contemporanea.

Da principio, l’idea di fondo per la stesura di quest’articolo, era proprio quella di riportare ed analizzare le vicende e gli sviluppi legate a tale sconvolgente fatto di cronaca, ma in corso d’opera, ho cambiato idea. Man mano che ricomponevo i pezzi di un intricato e complesso puzzle, una figura dapprima marginale, cominciava a risaltare ai miei occhi: Leo Joseph Ryan Jr., politico ed insegnante statunitense. Chi era costui e perché ho scelto di parlarne lo chiarirò tra poco, prima però, una breve introduzione.

Con il referendum e le regionali alle spalle e le presidenziali americane alle porte, quella in cui ci troviamo, è una stagione di intensa attività elettorale, periodo il quale ci richiama ad una necessaria riflessione sulla natura della politica e di chi la abita. Riflettere, conduce infine a scegliere, ma ciò si intenda, non è affatto un processo scontato, specialmente al giorno d’oggi. Poniamo però, che sia messo in atto da tutti. La presa di posizione su un dato argomento, risponde innanzitutto ad una necessità sia materiale che ideologica. La necessità è il problema, l’ideologia è il diverso modo di approcciarsi ad esso. In seguito vi è la politica, la quale tenta di risolverlo. La risoluzione passa attraverso la figura del politico, che si fa carico sia del problema sia della strategia per estinguerlo, che varia secondo il pensiero della parte che egli rappresenta. Stabilito dunque, che il politico sia esecutore e portavoce di determinate soluzioni che rispondono a certi ideali, si presenta l’ardua impresa di capire e scegliere chi meglio sappia svolgere tale compito. Questa decisione è indirizzata, oltre che dal proprio credo, dalla ricerca di un modello che si ritiene abbia tutte le virtù necessarie per portare a termine il suo incarico.

Ragionando su questo fatto, mi sono chiesto se modelli di virtù siano individuabili soltanto sulla principale scena politica e tra le sue maggiori figure di spicco. La conclusione a cui sono arrivato smentisce tale quesito. Talvolta infatti, è il palcoscenico maggiore ad essere quello meno fornito. A quanto pare non tutti i grandi uomini hanno la fortuna di ottenere la visibilità che meritano. Ed è così che allargando il mio campo di ricerca sono arrivato a Ryan. Egli non ha quasi mai avuto i riflettori puntati su di sé, ma certamente è stato un grande uomo, i quale seppur dalle retrovie, ha aiutato il prossimo a costo della sua stessa vita.

Leo Joseph Ryan Jr. nacque nel 1925 a Lincoln, Nebraska. Essendo figlio di due giornalisti, negli anni della Grande Depressione viaggiò molto attraverso vari stati. La sua infanzia fu tutt’altro che spensierata, il padre morì a Boston quando aveva appena undici anni e la madre, direttore regionale del New England nella Social Security Administration, fu costretta a lasciarlo per lunghi periodi in collegio. Questi difficili anni segnarono profondamente l’animo di Ryan e sarebbero stati determinanti per il suo futuro impegno di insegnate e politico. Ottenuto il diploma in un istituto di Gesuiti nel Wisconsin, agli inizi del 1943 entrò a far parte del programma di addestramento della U.S. Navy, per poi servire nel Pacifico come sommergibilista, fino al termine della Seconda Guerra Mondiale. Congedato con onore nel ‘46, fece rientro in Nebraska, dove conseguì una laurea ed un master, i quali gli aprirono le porte all’insegnamento. Dopo aver lavorato in alcune scuole del paese, nel ‘53 si trasferì con la sua famiglia a San Francisco in California. Grazie alla reputazione di eccellente ed appassionato docente, venne eletto presidente di un club di democratici, guadagnandosi così un posto nell’amministrazione cittadina. Di qui in avanti, in nome di quella forte passione e vocazione politica che lo aveva catturato, la sua vita sarebbe drasticamente cambiata. L’intera opera di Ryan, fu ispirata dal neo-eletto presidente americano J.F.Kennedy, che ebbe persino la fortuna di incontrare alcuni mesi dopo la vittoria alle elezioni. Da democratico, divenne nel ‘62 sindaco di San Francisco ed eletto nell’Assemblea di Stato della California. Lungo tutto il corso della sua carriera, una cosa lo aveva distinto dagli altri colleghi, l’uso di una metodologia di lavoro assai singolare. Divenne per l’appunto noto per via di un approccio diretto nei confronti dei problemi che si poneva di risolvere. Nell’agosto del 1965 ad esempio, durante le rivolte di Watts, scatenatesi per l’arresto di alcuni cittadini di colore nei sobborghi di Los Angeles, si era fatto assumere come supplente in una scuola del luogo, al fine di verificare in prima persona i motivi delle sommosse. Ai tempi ciò non lo risparmiò dalle critiche, ma neanche da un buon numero di ammiratori. Ancora alcuni anni dopo, nel 1970, per accertarsi delle condizioni dei carcerati, in vista di una riforma legislativa a cui stava lavorando, si era fatto internare sotto falso nome, nel carcere di Folsom. Infine, nel ‘72 venne eletto membro del Congresso degli Stati Uniti.

Con una grande dose di coraggio ed iniziativa e sfidando non pochi rischi, Ryan era riuscito fino a quel momento, a portare avanti un’ottima politica, la quale aveva giovato a molte persone. Non sapeva però, che quel suo metodo di indagine così anticonvenzionale ma efficace, lo avrebbe condotto alla morte.

Nel 1977 grazie all’amico Sam Huston, venne a conoscenza dell’esistenza di una setta di fanatici religiosi chiamata “Tempio del Popolo”. Questa, come dicevo all’inizio del articolo, era stata fondata da James Warren Jones, che nel corso degli anni aveva attirato a se circa un migliaio di adepti appartenenti alle classi sociali più povere ed emarginate. Se in un primo momento Jones era riuscito a ottenere addirittura l’appoggio di alcuni democratici in cambio di voti, nell’ultimo periodo la stampa aveva sollevato numerosi dubbi e critiche sulla natura della sua organizzazione religiosa, cosa che lo aveva spinto a trasferirsi in Guyana. Qui fondò una piccola colonia chiamata Jonestown. Preoccupato, Ryan si risolse ad investigare, mandando a Jones un telegramma nel quale spiegava che avrebbe fatto visita alla cittadina assieme ad una troupe televisiva della NBC.

La mattina del 17 novembre, vincendo le resistenze di Jones, fece il suo arrivo all’aeroporto di Port Kaituma, con lui la sua assistente Jackie Speier ed alcuni giornalisti. Nonostante si respirasse un clima teso, si presentò alle porte del minuscolo centro abitato e iniziò ad intervistarne gli abitanti. A parole nessuno di loro osò dirsi scontento della propria condizione di vita, ma il loro volto comunicava altro; così come Speier aveva notato, era evidente che fossero stati minacciati, quasi sicuramente dallo stesso capo della setta, a non rivelare alcuna informazione. Ryan allora promise che se qualcuno avesse voluto andarsene, lo avrebbe portato con lui.

Durante la notte, avvenne tutto il contrario di quello chi si era verificato di giorno e la situazione mutò repentinamente ed in peggio. La delegazione ricevette infatti diverse richieste di aiuto da parte di alcuni residenti, fatto che provocò l’ira di Jones. I funzionari di Ryan stabilirono allora che la cose migliore da fare, fosse allontanarlo immediatamente dalla cittadina. Partirono in fretta e senza preavviso verso l’aeroporto, dove ad attenderli vi erano due piccoli bimotore.

Stavano caricando i bagagli quando un camion fece la sua comparsa sulla pista d’atterraggio. A bordo vi erano degli uomini armati, i quali aprirono il fuoco sulla delegazione ed i giornalisti.

Ryan cadde a terra ferito e fu finito poco dopo con un colpo di pistola alla testa, diventando il primo ed unico deputato del Congresso americano ad essere stato ucciso in servizio. Nel 1983, lo stesso giorno della sua morte venne insignito con la medaglia d’oro del Congresso.

Nonostante la sua prematura fine, credo che la figura di Ryan possa ancora oggi venire considerata come un punto di riferimento ed un importante esempio di quello che un buon politico dovrebbe essere. Esempio il quale è ben racchiuso nelle parole della sua assistente Speier, che in questo modo ricorda il motivo che lo spinse ad interessarsi alla faccenda: “He was dedicated to taking care of his constituents and he was not at all reluctant to put himself on the line for that. He wanted to go there. He wanted to see. He wanted to help.”



Alessandro La Rosa,IVB


(Fonti:https://www.creighton.edu/creightonmagazine/2018smrfeaturehewantedtogothere/

https://www.ilpost.it/2011/11/18/la-storia-del-massacro-di-jonestown/5/

https://www.pbs.org/wgbh/americanexperience/features/jonestown-bio-leo-ryan/)



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