Le voci di chi abita la scuola


La didattica a distanza è stata una scelta necessaria a seguito dell’emergenza Covid-19. Questo nuovo approccio all’insegnamento e all’apprendimento ha avuto numerosi risvolti, talvolta positivi, talvolta negativi, per gli studenti, per gli insegnanti e per i dirigenti. In questa intervista abbiamo analizzato la situazione, nuova e unica nel suo genere, da differenti prospettive, guardando da vicino il punto di vista di chi vive nella comunità scolastica. In particolare, abbiamo rivolto le nostre domande ad un dirigente scolastico di un nostro liceo, alcuni docenti e studenti provenienti da varie città, tra cui Bari, Napoli, Pesaro e Roma.

Per quanto riguarda il dirigente, abbiamo posto la nostra attenzione sulle conseguenze dei vari decreti e la reazione della scuola dopo l’emergenza, ai docenti abbiamo rivolto domande riguardo all’andamento della didattica e alla questione della valutazione, infine agli studenti abbiamo chiesto di descrivere come stanno vivendo questa nuova esperienza, come è cambiata la loro vita scolastica e quali sono le loro opinioni sul momento che la scuola sta attraversando.


Dirigente Scolastico


Le disposizioni del governo prevedono la sospensione della didattica, ma non la chiusura degli edifici scolastici. Ritiene corretta questa decisione? Si sono presentati dei problemi?


Sebbene in un primo momento si fosse pensato di requisire gli edifici scolastici nelle aree a rischio e predisporli per l’emergenza sanitaria, il governo ha opportunamente deciso di mantenere gli edifici scolastici aperti. Poiché la scuola è un servizio pubblico essenziale ed universale, dopo un primo momento di indecisione, è stato deciso di mantenerli aperti per attività indifferibili, dal momento che, purtroppo, non tutte le attività si possono risolvere con il lavoro agile, normato nella scuola solo in virtù dello stato di emergenza, al contrario di altre pubbliche amministrazioni. Un importante problema che abbiamo dovuto affrontare è stato la gestione del personale che viene da fuori regione, nel nostro caso dall’area campana, dove le ordinanze regionali hanno reso difficile raggiungere i luoghi di lavoro, stante la limitazione dei treni. Le ultime disposizioni prevedono l’utilizzo di ferie e di altre misure a tutela del lavoratore, ma questo non risolve il problema della carenza del personale, necessario per mantenere aperta la struttura. Io, ad oggi, mi sono recata a scuola, per motivi gestionali, poiché non tutte le attività possono essere svolte tramite lavoro agile. La scuola deve rimanere aperta in quanto presidio dello Stato, ma si deve sempre tutelare la salute di tutti i cittadini.


Le varie direttive emanate in questo periodo sono state chiare? C’è qualcosa che, secondo Lei, ancora deve essere normato?


Non vi sono problemi interpretativi per quanto riguarda le varie ordinanze, ma c’è stata una

sovrabbondanza di direttive, e, purtroppo, non ha sempre prevalso la semplificazione. Al

momento è necessario incidere con concretezza. Infatti sono sorti dei problemi per

mancanza di norme, in particolare per quanto riguarda il lavoro agile e i docenti precari, i

quali mantengono il loro posto anche a seguito del rientro dei titolari di cattedra, andando

a supportare il collega nella didattica a distanza. Inoltre, deve essere ancora normata

l’applicazione del decreto legge del 2 marzo sui viaggi di istruzione. Infine, servirebbe una

direttiva univoca per tutte le scuole, per quanto riguarda la valutazione. Infatti, senza linee

guida comuni, si potrebbero determinare difformità di trattamento.


Come hanno reagito i docenti, gli studenti e le famiglie a questa nuova didattica? Si sono presentate delle difficoltà soggettive?


E’ impossibile negare che in una prima fase, ci si sentiva disorientati, soprattutto dal punto

di vista umano. Bisogna, infatti, ricordare che alcuni docenti, dovendosi organizzare con i

propri mezzi nell’uso della tecnologia, hanno avuto delle difficoltà. Ma ad oggi, la situazione

d’emergenza ha fatto comprendere a tutti che insieme è possibile farcela, tralasciando i

piccoli conflitti e le posizioni differenti su problemi che ora sono passati in secondo piano.

Dopo la prima settimana di assestamento, grazie al supporto dell’Animatore e del team digitale e alla responsabilità dei docenti, tutti si sono attivati. Nella generalità dei casi, anche i più resistenti alla tecnologia, si sono resi conto che non c’era altra possibilità all’infuori dei

percorsi connessi alla didattica a distanza . Alcuni docenti sono persino venuti a scuola per

ascoltare i consigli e le direttive dei docenti più esperti. Nessuno ne ha fatta una questione

sindacale. Tutti si sono resi conto che si stava chiedendo uno sforzo importante e doveroso.

Determinate difficoltà persistono, come la questione della valutazione e il rafforzamento di un canale comunicativo con studenti e famiglie. Al tempo stesso tutti si sono resi conto che la scuola deve essere una comunità, poiché parte di una società civile. Accanto all’apprendimento, infatti, non va dimenticato che c’è anche altro: attraverso le videolezioni si entra direttamente nella vita degli studenti e delle loro famiglie. Ovviamente non tutti hanno gli spazi necessari in casa: alcune famiglie, dunque, si trovano in difficoltà.


Come si è orientata riguardo la convocazione degli organi collegiali? Visti i recenti decreti, che conferiscono ai dirigenti notevoli responsabilità, si è venuta a creare una coordinazione con gli altri istituti della zona?


Avendo uniformato le piattaforme sia per i docenti che per gli studenti, siamo riusciti a convocare e convocheremo nei prossimi giorni gli organi collegiali. Fino ad ora abbiamo convocato i consigli di classe per classi parallele, sia per ritrovarsi che per confrontarsi, segnalando eventuali discrasie. Nei prossimi giorni si effettueranno consigli di classi regolari, verranno convocati la giunta esecutiva e il comitato studentesco, a fine aprile si convocheranno anche le rappresentanze delle famiglie. Per quanto riguarda le azioni di coordinamento, si stanno tenendo incontri on line secondo ambiti territoriali, per quanto riguarda la nostra scuola per Municipi e USR, una task force che risponde attraverso email, seguendo le normative per il lavoro agile.



Docenti


Il tempo che dedica all’organizzazione delle lezioni e alle correzioni dei compiti assegnati è aumentato o diminuito? Lei pensa che questo possa appesantire la giornata, visto l’utilizzo di apparecchiature elettroniche?


1) Nonostante mi dedicassi già ampiamente alla scuola, soprattutto nel periodo estivo, in questa situazione il tempo è aumentato, vista la diversità della situazione. Nella lezione frontale io preferisco parlare a braccio e non riscontro problemi, poiché i tempi sono più dilatati. Il contatto visivo, inoltre, mi permette di capire se quello che ho spiegato è stato compreso o meno.

Questo nuovo tipo di didattica, al contrario, è più complessa, poiché, prima di ogni spiegazione, devo preparare il discorso il giorno prima. Non posso lasciare nulla al caso, come in classe, principalmente perché manca il contatto visivo. Anche il tempo dedicato alle versioni non deve essere trascurato, anche se sono sicuramente più difficili da correggere, non avendole fisicamente davanti. Comunque, nonostante le lezioni siano di durata inferiore, non bisogna, tuttavia, dimenticare il duro lavoro che ci deve essere dietro.


2) Sicuramente l’utilizzo della tecnologia ha cambiato il mio approccio all’insegnamento. Correggere al computer è, senza ombra di dubbio, meno agevole, così come lo è seguire attentamente per gli studenti. Nell’arco della giornata, infatti, la loro attenzione cala. Dipende molto dalla materia affrontata: nell’insegnamento della matematica e della fisica un’ora di spiegazione è sicuramente più pesante di un’ora di esercizi. Svolgere un numero elevato di lezioni in videoconferenza risulta stancante anche per i docenti. Il tempo da dedicare è aumentato, soprattutto perché è cambiato il rapporto con lo studente. Capita, sempre più frequentemente, di sentirli singolarmente fuori l’orario delle lezioni per garantire a tutti di raggiungere un determinato livello. Questa è una difficoltà per chi non è pratico delle tecnologie. È, inoltre, necessario preparare i materiali prima della lezione in modo più approfondito che in passato, a seconda degli argomenti da affrontare. Nonostante questo, ritengo sia una vera fortuna mantenere costanti le lezioni e utilizzare produttivamente il proprio tempo in modo da vivere, quanto più possibile, nella normalità una situazione drammatica e surreale.


Ha riscontrato delle difficoltà nell’uso delle tecnologie usate nelle lezioni? Pensa che la didattica a distanza possa essere presa in considerazione anche quando sarà finita l’emergenza?


1) Ovviamente le difficoltà, in questa situazione, sono soggettive. La Dirigente e i collaboratori digitali, comunque, si sono fin da subito organizzati, attivando una piattaforma comune per tutti i professori. Il vero problema è che i docenti italiani non vengono formati digitalmente e ogni capacità viene acquisita singolarmente, a seconda delle proprie esigenze. Per quanto mi riguarda, io so fare solo lo stretto necessario e, sicuramente, non ho le capacità di altri docenti più tecnologici. Probabilmente la scuola dovrebbe disporre dei corsi digitali obbligatori, proprio come avviene per la sicurezza sul lavoro. Molti docenti seguono corsi di formazione inerenti alla propria materia.Inoltre bisogna tenere in considerazione non solo le difficoltà derivanti dalla connessione e dalla gestione familiare dei mezzi di comunicazione, ma anche le disparità fra le varie scuole. E’ fondamentale ripetere che questi mesi non potranno mai sostituire la didattica frontale, ma solo supportarla, come in questa situazione d’emergenza.


2) Personalmente non ho avuto alcun tipo di problema nel collegarmi alla piattaforma scelta dalla nostra scuola, Google meet, avendo in passato insegnato informatica. La più grave limitazione che riscontro è la mancanza di una lavagna, strumento fondamentale per l’insegnamento delle mie materie. Finora ho utilizzato un’applicazione che permette di condividere lo schermo dell’iPad, ma, purtroppo, non ho la possibilità di controllare quello che scrivono gli studenti. Nella lezione frontale il docente può osservarli e rendersi conto di chi segue la lezione e di chi ha capito, eventualmente spiegando una seconda volta il concetto che non è stato compreso. Questo non è possibile con le videolezioni, che sicuramente non sono un’alternativa altrettanto valida alle lezioni frontali. Ho notato, al contrario, un cambiamento nel rapporto con gli studenti che rispondono ed interagiscono. Le lezioni non sono più opera del solo docente, ma nascono dalla collaborazione con i discenti. Questo ha reso il rapporto più vero e concreto. La didattica a distanza nel complesso è positiva, sebbene io senta profondamente la mancanza della presenza fisica degli studenti, un inconveniente della situazione.


Secondo lei si potranno valutare in modo oggettivo i compiti scritti? Si possono mantenere gli stessi metodi di valutazione che si utilizzavano nella lezione frontale?


1) Nessun compito scritto potrà essere valutato in modo oggettivo. Non è una questione di fiducia, ma di un controllo, presente solo nelle lezioni in presenza, sugli studenti. In questo momento bisogna orientarsi maggiormente sulla valutazione delle competenze, più che delle conoscenze. Io sto valutando la partecipazione, i resoconti delle lezioni affrontate e l’analisi di testi all’impronta, in cui l’alunno deve riconoscere l’autore dal lessico e dallo stile, sempre in videolezione. Purtroppo bisogna avere il coraggio di affermare che non sarà possibile valutare le versioni. Alla fine dell’anno, con impegno, interesse e partecipazione si potranno tradurre i giudizi in un voto unitario. Sono sicura che, per quanto riguarda la valutazione in vista dell’esame di stato, si dovrà sempre valutare il percorso triennale dello studente, non fermandosi solo ai giudizi espressi nei due mesi di emergenza.


2) Ovviamente la valutazione deve cambiare i parametri di giudizio: non è possibile mantenere lo stesso criterio utilizzato finora. Per valutare l’operato dei miei studenti ho fatto svolgere loro degli esercizi per capire chi ha difficoltà a seguire. Fare un punto di situazione è fondamentale perché tutti tengano il passo e non rimangano indietro. Effettuare verifiche puntuali è utile anche agli studenti, che ne vengono stimolati. La verifica orale non è molto efficace per la matematica, la teoria va rivista e riadattata ad ogni lezione. La valutazione non potrà essere una valutazione tradizionale, perché è necessario integrare diversi fattori, in particolare la correttezza, il livello di concentrazione, la partecipazione. Tutto ciò attraverso gli interventi, la fotocamera, le valutazioni stesse. Al termine del periodo di didattica a distanza valuterò globalmente l’intero percorso effettuato dai singoli studenti.


In questo nuovo tipo di didattica a distanza reputa necessario che i docenti modifichino la programmazione interna delle singole materie? Lei ha già adottato modifiche di questo tipo? Pensa che tali modifiche possano compromettere il corso di studi degli studenti?


1) Ovviamente è necessario modificare i programmi, a causa dell’emergenza. In questo momento noi docenti dobbiamo privilegiare il rapporto ed il confronto con gli alunni e il rafforzamento dei contenuti e delle competenze acquisite in questi mesi, anche attraverso il ripasso. Personalmente non ho ansia di finire i programmi, preferisco portare a termine i percorsi lasciati in sospeso. Il mio principale obiettivo è quello di concludere i moduli che possono essere il punto di partenza per una crescita personale, per la vita e anche per una conoscenza generale. Lasciare inespressi autori come Tacito, non completare il percorso della tragedia di Euripide, non ci permette di analizzare e riflettere quei pensieri del mondo antico che possono risultare utili e aiutarci anche nel presente. Per fare questo è necessario snellire il programma, soprattutto la parte teorica in favore delle letture antologiche che esplicano al meglio l’autore, anche grazie a mappe concettuali. Questa modifica non ha ripercussioni né sull’esame di stato né sulla formazione scolastica degli studenti.


Studenti

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Questo articolo è stato scritto con la redazione del Lucreziano per EMERGO.

Le interviste agli studenti le trovate nell'articolo completo sul sito della collaborazione

emergogiornale.it


Stefano Coda, 5A

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