La dottrina morale


Il primato della ragion pratica.

Il motivo per cui la coscienza ha davanti a sè un Io finito e non un Non-Io finito è di natura pratica: l'azione dell'uomo è data dalla conoscenza, ma è anche vero che la conoscenza esiste perché noi agiamo. Quindi, secondo Fichte l'Io pratico (agire) è la ragione stessa dell'Io teoretico (conoscenza). In questo modo Fichte ribadisce quanto già detto da Kant con il primato della ragion pratica sulla ragion teoretica. Il pensiero di Fichte viene dunque denominato idealismo etico. La tesi dell'idealismo è che noi esistiamo per agire e il mondo esiste perché teatro delle nostre azioni. Agire significa imporre al Non-Io la legge dell'Io. L'agire è quindi un imperativo, un dovere, che fa trionfare lo Spirito sulla materia, con la sottomissione dei nostri impulsi alla ragione e con la plasmazione della realtà esterna secondo il nostro volere. Il Non-Io è pero indispensabile all'azione dell'Io: per realizzare se stesso, l'Io (libertà) deve agire moralmente. Già Kant diceva che l'attività morale è ottenuta con un sforzo; in Fichte questo sforzo è l'ostacolo, quindi il Non-Io. Per realizzarsi l'Io deve superare l'ostacolo (Non-Io) con un processo di autoliberazione, attraverso cui l'Io mira a diventare infinito.


Giorgia Contin, 5F


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