L'attualità di Defoe

Leggendo il titolo la domanda che viene spontanea è: cosa ha di attuale uno scrittore inglese vissuto tra il 1600 e il 1700? La risposta risiede nei suoi scritti, infatti quelli che possono essere definiti attuali sono i suoi temi. Daniel Defoe è uno scrittore e giornalista inglese nato nel

1660, viene considerato il padre del romanzo inglese grazie alla sua opera più famosa, conosciutissima in tutto il

mondo, ossia Robinson Crusoe. Defoe scriveva i suoi romanzi prendendo spunto da fatti realmente accaduti (nel caso di Robinson Crusoe prende spunto dalla vicenda di un marinaio britannico a lui contemporaneo) modificandoli, infatti lui si

ritiene più un giornalista che uno scrittore e nei suoi libri, secondo la sua intenzione, il

fine letterario passa in secondo piano e la stessa cosa fa con il libro più vicino a noi: Diario dell’anno della peste (titolo originale “A Journal of the plague year”). Scritto nel 1722, quando Defoe era già in età avanzata (62 anni), il suo fine principale era quello di cercar di guadagnare denaro visto lo stato

di povertà in cui in quel momento si trovava. Diario di un anno della peste tratta la peste di Londra del 1665 che colpì gravemente la stessa città uccidendo quasi 1/3 della popolazione, questo nel 1722

era un argomento di attualità infatti nella vicina Francia si era diffusa quella che oggi è conosciuta come la Peste di Marsiglia. Dopo questa breve introduzione giungiamo alla fatidica domanda, perché una peste del 1665 dovrebbe essere d’attualità oggi? Ve lo starete chiedendo e la risposta probabilmente è lo stile in cui è scritto il libro di Defoe, infatti, questo usa uno stile giornalistico, concentrandosi sulledecisioni e sui ruoli che erano state attuati per far

fronte all’epidemia e poi sugli effetti che questi avevano sui cittadini.Interessanti spunti si possono ricevere, sin dai primi capitoli, con i cosiddetti “ciarlatani” che possiamo ritrovare, purtroppo, anche ai giorni d’oggi con rimedi che potremmo definire “della nonna” spacciati come cure per il Covid-19 per esempio. Chi non ha sentito che chi beve tanto alcol non può prendere il Coronavirus? Allo stesso modo in Defoe vengono fatti esempi di pubblicità di rimedi miracolosi contro la peste come “infallibili pillole difensive contro la peste” oppure “Incomparabile bevanda contro la peste, mai scoperta prima” e così via. Questi insieme a coloro che prevedevano il futuro o esponevano le loro teorie riguardo la peste avevano buon gioco sui cittadini che, come dice lo stesso Defoe sono dominati dalla paura e questa sopravanza tutti gli altri sentimenti obnubilando anche la ragione e l’intelletto. Già da qui si può vedere l’attualità dello scritto di Defoe, infatti oggi come allora anche se sono passati quasi 400 anni, i cittadini se presi dalla paura pur di uscire da una situazione sfavorevole credono a tutto quello che gli permetterebbe di togliersi la paura dall’animo, uno stretto dalla paura

preferisce credere a qualcosa di ottimistico anche se proveniente da fonti poco affidabili che credere a proiezioni pessimistiche ma provenienti da fonti più affidabili poiché molti sono spinti più dalle loro emozioni che dal loro intelletto e Defoe non biasima questi poiché non siamo tutti

uguali. Un passo ancora più interessante è quando elenca i mestieri creati ad hoc dalle

autorità e tra questi c’è uno molto curioso: “il Watchmen” in italiano “colui che guarda”.

Ad ogni casa infetta erano affidati due di questi Watchmen, uno doveva sorvegliare la casa per non far uscire gli infetti dalle sei di mattina a mezzanotte e l’altro il turno di notte da mezzanotte alle sei di mattina. Questi non avevano solo un ruolo di sorveglianza ma dovevano fare anche la spesa agli infetti e in caso di bisogno chiamare l’infermiera e/o un chirurgo. Al giorno d’oggi durante il lockdown in primavera abbiamo avuto dei “watchmen” non ufficiali che spiavano i vicini e li sgridavano se uscivano per una corsetta, cosa che ha dato il via a milioni di meme e battute scherzose. Il “watchmen” di Defoe non era un lavoro facile infatti molti di questi erano picchiati anche a morte dagli infetti della casa e spesso “mossi dalla disperazione” con sotterfugi anche se malati fuggivano dalla sorveglianza mandando per esempio il watchmen a cercare un’infermiera e nel frattempo scappavano dalla porta del retro mettendo a rischio non solo la propria vita ma anche quella degli altri cittadini agendo irresponsabilmente. Grazie anche a questi comportamenti il bollettino dei morti per quella peste è risultato così terribile, anche questo è un punto di riflessione che si potrebbe traslare nel presente con molti che erano costretti alla quarantena perché aventi il Covid-19 sono usciti “perché stavano bene” infettando amici e parenti che a loro volta hanno infettato amici e parenti creando focolai facilmente evitabili con un po’ di buonsenso in più da parte del cittadino. Naturalmente molte linee guida

esistenti al tempo della peste di Londra di Defoe non sono attuabili perché il mondo è cambiato ma invece altre, anche se ormai ultracentenarie, potrebbero risultare ancora molto efficaci. Non bisogna essere dominati dalla paura ma neanche disinteressarsi e nemmeno pensare che non ci sia pericolo, si deve riuscire a mantenere un equilibrio tra i due estremi. Diario dell’anno di peste è un libro che consiglierei a chiunque di leggere perché fonte di profonde riflessioni, ma vorrei anche ricordare di non dimenticare uno dei veri classici della letteratura inglese come

Robinson Crusoe.

Daniele Colaneri, IIIC



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