“Keep it under your hat: le origini gladio”


Quando si pensa alla Roma Antica, tra le prime immagini che saltano alla mente di sicuro vi è quella del gladio, la formidabile spada dei legionari. Quest'arma è l'emblema della schiacciante superiorità militare dei romani, nonché il più importante ingranaggio di una macchina bellica finemente oliata.

Polibio nelle sue Storie ci fornisce sia una descrizione sul suo impiego in battaglia: “I Romani, usando le loro spade diritte non di taglio ma di punta (nella posizione cioè nella quale riuscivano particolarmente efficaci) colpivano i nemici al petto ed al volto” (II,32); sia sul modo in cui veniva portata e sulla sua composizione: “[...]gli astati sono armati di una spada che portano al fianco destro e che chiamano iberica. Essa è molto bene affilata e i fendenti sono terribili perché da entrambi i lati la lama è resistente e solida” (VI,23). Solidità e resistenza sono infatti le due caratteristiche che in assoluto ne hanno decretato la fortuna: il gladio era una spada composita, maneggevole e facile da produrre. Sulla sua incredibile efficacia poi, una testimonianza ci giunge da Tito Livio quando racconta di Cinocefale:”Quando i macedoni videro i corpi smembrati con la spada ispanica, le braccia staccate dalle spalle, le teste mozzate dal tronco, le viscere esposte ed altre orribili ferite un tremito di orrore corse tra i ranghi”(Ab Urbe condita libri, XXXI, 34).

Sulla base di alcune fonti, alcuni storici militari e studiosi fanno risalire il momento dell'adozione di tale arma ad un episodio della Seconda Guerra Punica: la conquista di Carthago Nova da parte delle truppe di Scipione l'Africano. La città non era soltanto una delle più importanti basi di Annibale, ma anche il più ricco centro metallurgico dell'intera Spagna e tra la miriade di oggetti ai quali un elevatissimo numero di artigiani lavorava, vi era proprio il gladius hispaniensis.

Scipione, nonostante la strenua resistenza opposta dai cittadini, decise di risparmiare loro la vita, a patto che questi offrissero ai suoi soldati 100.000 di quelle loro spade.


Alessandro La Rosa, IVB


Fonti: il Giornale, Le grandi battaglie della storia (a cura di Livio Agostini e Piero Pastoretto)