Keep it under your hat

Aggiornato il: 10 dic 2020


“Keep it under your hat. Careless talk costs lives”. “Tienilo sotto al cappello. Parlare costa la vita”. Ma leggere no, in special modo se si legge di storia. Titolavano così, all’incirca, alcuni manifesti di propaganda inglesi affissi ai muri di case e negozi durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Il significato attribuitogli faceva riferimento alla necessità di far circolare il meno possibile le informazioni, al fine di evitare che esse giungessero ad orecchie indiscrete. Quello che lo scrittore intende conferirgli non è univoco, il lettore lo deduca da sé come meglio crede.

La qui presente rubrica nasce dall’interesse per la materia trattata. I toni sono leggeri, lo scopo è puramente divulgativo.

La notte di Taranto

La mattina del 12 novembre 1940, freschi di stampa, i maggiori giornali di Regime riportano questo titolo: “Strage di apparecchi nemici durante un'incursione a Taranto”. Intanto si contano i danni: 3 corazzate sono state pesantemente danneggiate ed una, la Cavour, si è inclinata sul fianco; i feriti si aggirano intorno ai 600; i morti sono 58. Nel giro di due ore, gran parte della potenza navale italiana è stata menomata da 24 piccoli aerosiluranti inglesi. L’imbarazzo è tale che per coprire la vicenda lo stesso Mussolini, dapprima ottimista e quasi incredulo, è costretto ad intervenire di persona per rassicurare la popolazione.

Il come ed il perché ciò sia accaduto è qui di seguito spiegato.

L'offensiva italiana in Grecia ed Albania era ormai cominciata da qualche settimana e nello svolgimento delle operazioni l’intera flotta aveva come base il porto di Taranto. Una mossa alquanto azzardata, come sottolineato da Badoglio, che riteneva assai probabile un’offensiva inglese proprio in quel punto. Per quanto fosse rischioso mantenervi le navi ormeggiate, i rapporti ufficiali sulle difese del porto offrivano un certo senso di sicurezza. Esse constavano, almeno sulla carta, di 21 batterie di contraerea, 178 mitragliere, ottantasette palloni aerostatici, 13 chilometri di reti parasiluri e tredici stazioni aerofoniche. Tuttavia la situazione effettiva era ben diversa e per niente rassicurante. Le batterie di contraerea risultavano troppo poco numerose, dei 13 chilometri di rete solo 4200 erano stati posizionati e come se non bastasse alcune raffiche di vento avevano spazzato via 60 palloni. In ultimo poi, un fattore determinante fu la mancanza dei radar, strumenti di cui la Regia Marina non si era dotata e che probabilmente avrebbero se non impedito, quantomeno reso possibile anticipare l’attacco a vantaggio di una risposta meglio organizzata.

Questo disastroso quadro generale era ben noto agli inglesi, i quali nei giorni precedenti si erano preoccupati di ispezionare l’area tramite alcuni ricognitori aerei.

La strategia della Royal Navy era piuttosto semplice e si basava su un preesistente piano di attacco del contrammiraglio G.Lyster, ideato alcuni anni prima durante la Guerra d’Etiopia: esclusa la possibilità che le navi italiane prendessero il mare, due gruppi di 12 aerosiluranti Swordfish ciascuno, decollati dalle portaerei Illustrious e Eagle, si sarebbero dovuti introdurre tra le difese nemiche per sganciare in acqua i siluri e colpire gli obiettivi. Per quanto ormai il modello di questi velivoli non fosse all’avanguardia, la loro estrema manovrabilità e leggerezza, li rendeva i più adatti a tale scopo.

L’operazione, che prese nome di Judgement , era inizialmente prevista per il 21 di ottobre, anniversario della vittoria a Trafalgar, ma alcune complicazioni tecniche sull’Illustrorius, spinsero l’ammiraglio Cunningham a rimandarne l’inizio per 6 di novembre.

Da Alessandria D’Egitto alcune navi da battaglia e l’Illustrious stessa partirono verso Malta per ricongiungersi con la Eagle. Il 10 novembre le due portaerei si posizionarono nel luogo scelto per far decollare gli aerei, circa 130 miglia da Taranto.

Alle 20:30 del giorno 11, si attende che anche l’ultima della navi italiane, la corazzata Doria, raggiunga il porto, poi un aereo da ricognizione trasmette il segnale: “Tutti i fagiani sono andati nel nido”. L’ammiraglio Cunnigham autorizza a procedere.

Su Taranto brilla la luna piena ed il freddo non è eccessivo, quando alle 22:55 il silenzio è interrotto da una batteria di contraerea che apre all'improvviso il fuoco. Calano in picchiata i primi sei aerosiluranti sfiorano l’acqua a motore spento, la Cavour cala a picco. Il primo attacco dura venti minuti, il secondo un’ora a partire dalle 23:50. I boati delle esplosioni squarciano l’aria, il cielo si colora di rosso, le sirene prendono a suonare, i proiettori si accendono. Sembra di sparare contro il nulla, dei 24 velivoli britannici soltanto due vengono colpiti. Il bilancio è disastroso.

L’esito di quest’incursione segna un’importante svolta nello svolgimento del conflitto nel Mediterraneo ed al contempo ci restituisce un’immagine distinta della condizione politica e militare italiana dell’epoca. Da un lato l’ostentata e cieca confidenza del Regime nelle proprie risorse, dall’altro una macchina bellica che vive di stenti, divisa tra la mancanza di materia prima ed un conseguente rallentamento nella produzione, il quale rende impossibile coprire l’intero fabbisogno. I generali sono anziani e legati ad un modello di guerra ormai sorpassato, il che induce a gravi mancanze, che spaziano da errori tattici, come dimostra Taranto, ad un mancato svecchiamento dell’apparato bellico, si guardi all’assenza del radar oppure all’assenza di portaerei nella flotta. Mentre le altre potenze evolvevano, l’Italia procedeva a rilento e mal sfruttava i suoi punti di forza.

Significative sono le parole di Churchill in merito alla riuscita dell’attacco.

Con esse lascio spazio di riflessione al lettore e concludo: «Entro il suo inglorioso rifugio la flotta italiana è stata sconfitta; sconfitta che sarebbe stata considerata in modo completamente diverso dall’opinione pubblica se fosse stata subita in combattimento in mare aperto. La superiorità del nemico non gli è servita che per mettere in atto una difesa passiva. L’azione su Taranto rappresenta il punto culminante della disfatta italiana».

Alessandro La Rosa, IVB



Fonti: https://www.ilpost.it/2015/11/11/la-notte-di-taranto-75-anni-fa/ https://www.ilpost.it/2020/11/11/bombardamento-taranto-marina-italiana/ La Seconda Guerra Mondiale. Parlano i protagonisti, Collana Illustrati, Milano, BUR, 1992 






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Vorrei fosse illegale amarti, soffrire per colpa degli altri. Vorrei dirti cosa provo ma poi che penseresti? Vorrei dirti cosa sono, ma poi mi guarderesti allo stesso modo? Mi hai detto la verità e mi