Immersus Emergo!

Il virus ci ha messo in crisi, ci ha steso. Ma il primo passo per rialzarsi è cadere.

La nostra è una società perversamente geniale: siamo riusciti a far germogliare il seme dell’egocentrismo e di un io narciso, seminandolo nell’appiattimento ideologico e morale di un “Noi” totalizzante. Il raccolto di questa semina? L’annullamento dell’individuo in quanto tale e in quanto membro della comunità. Vivere in questo mito dell’apparenza ci ha fatto curare in maniera ossessiva il nostro io esteriore, il nostro stile, il nostro portafoglio. Ci ha fatto però dimenticare di curare quella che dovrebbe essere la nostra bussola lungo il cammino della vita: l’animo. Per quanto mi riguarda, e per quel che valga, ciò che distingue un uomo da un corpo errante, è proprio la cura dell’animo, che ha come primo sintomo la libertà, rendendo dunque l’essere liberi il primo passo per essere uomo; non corpo errante.

Mentre cerco di mettere insieme queste mie idee, dubbi e perplessità siamo al cinquantesimo giorno di confino forzato all’interno delle nostre case. Una condizione in cui la nostra libertà di spostamento e di aggregazione è limitata, e in cui quasi tutte le caratteristiche della nostra società, la società dell’apparenza e dell’omologazione, sono annullate. Credo che sia proprio questo il momento giusto per riflettere. Perché? È evidente che per un motivo o per un altro questo modello di società si è dimostrato non solo errato, ma dannoso. Ed è solo in un momento come questo, in cui molti assiomi di questa società e molte nostre certezze come individui vengono messe in dubbio, o dagli stessi o dalle circostanze, che possiamo mettere in atto il cambiamento. Si dice che ogni uomo è figlio del suo tempo, dunque della società in cui cresce. Noi dovremo però imparare ad essere non figli del nostro tempo, ma padri del tempo che verrà. Come? Pensando ad un modello di società, riflettendo sul ruolo dell’individuo non come singolo, ma come componente attivo di questa, ma soprattutto sviluppando un modello che filtri meticolosamente la storia e ne sappia mantenere gli aspetti positivi, perché cambiare non è sinonimo di annullare. Sviluppando una società che sappia mettere da parte l’individualismo, favorendo l’ormai persa individualità all’interno della collettività. Aprendo ,invece, una parentesi di attualità, oltre alla crisi economica e sanitaria, bisognerà curare anche una crisi di carattere socio-politica. E, fuor d’ogni dubbio la cura più efficace sarà presentare una visione del mondo completa, un progetto di società. Come possiamo iniziare? Innanzitutto sfruttando questo momento di pausa per riflettere. Per riflettere del mondo che vorremmo, per riflettere su quale può essere il nostro ruolo nel cambiarlo e per riflettere su noi stessi, perché, d’altronde “non esistono prìncipi senza princìpi”. E possiamo, e dobbiamo, capire che ognuno di noi può essere partecipe dell’azione che cambia la situazione, costruendola insieme. Possiamo iniziare il cambiamento dando un monito alla comunità studentesca con un articolo, impegnandoci a cambiare il nostro quartiere o la nostra scuola. E a chi non dovesse sentirsi sicuro di questa scelta, rispondo citando J.F. Kennedy: “Se non noi chi? Se non ora quando?”. Abbiamo il futuro in mano, dobbiamo solo plasmarlo.


Giuseppe Lavitola, 3B


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