Il rapporto uomo-aninale

Il rapporto tra uomo e animale, l’analizzare, lo studiare e l’osservare le relazioni tra di essi, ha interessato scienza, filosofia e medicina fin dai tempi più antichi. La divisione tra essere umano e animale è, però, impropria in quanto lo stesso uomo non è altro che un animale. Eppure, da quando abbiamo iniziato a colonizzare e dominare il pianeta, è nata questa invisibile linea di demarcazione: da una parte l’essere umano, dall’altra il resto delle creature viventi, sulle qualispesso esercita potere. Furono i nostri antenati a instaurare con gli animali un rapporto che fosse diverso da quello preda-predatore, ma basato anch’esso sull’utilità. Si ritiene che intorno al 10.000 a.C. sia nata l’agricoltura e che, già nel Neolitico, venne addomesticato e utilizzato il primo animale per arare i campi: l’uro, un antenato dei moderni bovini che poteva raggiungere l’altezza di 175 cm. Con l’avvento dell’allevamento, diverse specie iniziarono ad essere utilizzate per l’alimentazione umana. Anche l’abitudine di avere animali domestici ha origini molto antiche, legate inizialmente alla sopravvivenza. Sembra che i primi cani vennero addomesticati tra i 19.000 e i 36.000 anni fa, divenendo alleati dell’uomo nella caccia e nella difesa. Con il trascorrere dei secoli, il rapporto dell’uomo con gli animali ha attraversato varie trasformazioni, a seconda delle epoche e delle culture. Nel suo testo “I filosofi e gli animali” Gino Ditadi, teorico del biocentrismo, rivisita la storia della filosofia occidentale analizzando le varie correnti di pensiero che hanno discusso e trattato il rapporto tra uomo e gli altri esseri viventi. Partendo da un'analisi dei testi biblici, zarathustrani ed egizi fino all'avvento della filosofia in Grecia e quindi fino ai giorni nostri, l'autore mette in luce come il problema della 'questione animale' sia sempre stato al centro dei lavori di molti filosofi importanti se non fondamentali nel quadro della filosofia occidentale. Stranamente, però, sembra che questa visione non-antropocentrica e di rispetto verso tutte le altre creature del pianeta sia stata spesso e volentieri omessa dalle 'analisi concettuali' degli intellettuali postumi che man mano hanno studiato la storia della filosofia e i suoi protagonisti. Un primo riferimento alla suddetta differenza tra uomo e animale lo troviamo in Aristotele nella Politica, in cui afferma che l’uomo è un “animale sociale”, assolutamente incapace di vivere isolato dagli altri. Tuttavia, coerentemente con gli ideali della pólis, la necessità che l’uomo ha di associarsi con gli altri uomini non è determinata solo da cause materiali, ma soprattutto dal fatto che, come individuo singolo al di fuori della comunità, l’uomo non potrebbe mai realizzare la sua più intima natura, cioè lo sviluppo e l’esercizio della ragione. Unitamente a ciò, Aristotele spiega la differenza tra uomo e animale secondo cui la natura, che non fa nulla senza uno scopo, ha donato all’uomo la parola, fornendogli la possibilità, al contrario degli animali, di poter dire ciò che è giusto e ciò che non lo è. In epoche più recenti è illuminante il riferimento di Umberto Saba a proposito del mondo animale, per cui afferma: “Uomo, la tua sventura è senza fondo. Sei troppo e troppo poco. Con invidia guardi gli animali, che immuni di riguardi e di pudori, dicono la vita e le sue leggi. (Ne dicono il fondo).” Per il poeta gli animali sono il nucleo di verità della vita, che si manifesta con immediatezza e semplicità. In un quadro del mondo in cui l’innocenza della natura si oppone all’artificio della cultura, Saba ne avverte e ne registra l’ignara sofferenza nella distanza che separa gli animali dalla crudeltà degli uomini. La propensione alla detenzione di uno o più animali da compagnia nelle nostre case è oggetto di studio da parte di psicologi, medici e sociologi fin dagli anni 60. Nelle società come la nostra è stimato che circa il 50% della popolazione possiede un animale da compagnia o “pet” (secondo la definizione anglosassone ormai diffusa nel mondo scientifico). Secondo Konrad Lorenz, zoologo australiano, l’importanza crescente della presenza degli animali nelle nostre case è dovuta all’urbanizzazione che ha allontanato l’uomo dal contatto diretto con la natura. Precisi studi hanno rivelato che le persone che hanno animali da compagnia sono più attente ai problemi dell’ambiente, sono più informate sui concetti dell’ecologia, conoscono di più la vita degli animali selvatici rispetto ai non proprietari.

Sembra che però l’uomo si stia sempre più dimenticando del suo amico animale. Oggi, infatti, le attività distruttive dell’uomo stanno portando ad un completo abbattimento della biodiversità e degli

habitat naturali, lasciando alle bestie la sola possibilità di trasferirsi in città e di vivere a contatto con l’uomo. Recenti studi hanno ipotizzato che questa sia stata la causa della pandemia che da ormai più di un anno ha stravolto le nostre vite. Si tratta del così detto “spill-over” (salto di specie), un processo naturale per cui un patogeno degli animali evolve e diventa in grado di infettare, riprodursi e trasmettersi all'interno della specie umana. Nel caso dei virus si tratta sempre di un cambiamento nei loro geni. I virus, mutando, possono acquisire nuove capacità, tra cui quella di

produrre nuove versioni delle proteine del capside in grado di riconoscere cellule umane, penetrare in esse e replicarsi efficacemente. Ecco dunque uno dei tanti esempi dell’attività distruttiva dell’uomo che si ripercuote anche sul mondo animale, oltre che naturale.


Dora Grumetto, IC

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Vorrei fosse illegale amarti, soffrire per colpa degli altri. Vorrei dirti cosa provo ma poi che penseresti? Vorrei dirti cosa sono, ma poi mi guarderesti allo stesso modo? Mi hai detto la verità e mi