Il rapporto tra pittura e fotografia


“Data l’esistenza della fotografia e della cinematografia, la riproduzione pittorica dal vero non interessa né può interessare nessuno”

Giacomo Balla



Per fortuna ciò che il pittore futurista ha dichiarato, forse in un momento di sfiducia, viene smentito dai suoi stessi quadri: ritratti ed autoritratti tra i più espressivi, vivaci e sperimentali della prima metà del Novecento. Coglie però l’aspetto cruciale del rapporto nascente tra pittura e fotografia e cioè la fedeltà al vero: le prime fotografie apparse, i dagherrotipi (fotografie ad alta risoluzione su lastra d’argento), erano in grado di riprodurre la realtà fin nei minimi particolari. Siamo nella prima metà dell’Ottocento, intorno agli anni ’30, e l’impatto è fortissimo. I ritrattisti e i paesaggisti, che fino a quel momento erano stati gli unici ai quali poter commissionare un ritratto di famiglia o un’opera d’arte, vengono soppiantati dai fotografi, personaggi senza nessuna qualità artistica (almeno agli esordi), in grado di eliminare la concorrenza con pochi mezzi.

Chi, tra i migliori pittori di quegli anni, ha analizzato il fenomeno fotografia, ne riconosce l’aspetto essenziale che è quello di fissare l’immagine e, dall’immagine, fissare come la luce lavori sulla realtà. In tutto questo non vedono creatività ma semplice riproduzione. I migliori in Italia sono Giuseppe de Nittis e Vincenzo Gemito ed in Europa Gauguin, Cézanne, Degas, Monet, Van Gogh… La fotografia diventa, in mano loro, uno strumento efficacissimo di studio; spesso gli artisti che lavoravano all’aperto (en plain air) erano soggetti a continui cambiamenti di luce e di immagine: attraverso la riproduzione fotografica riescono ad analizzare “scientificamente” come la luce illumini gli oggetti, a studiare i passaggi di tonalità, i chiaroscuri, l’intensità luminosa dei colori.

Non solo. Anche riguardo alla composizione delle scene, la fotografia offre inquadrature cui nessuno prima aveva pensato: c’è un famoso quadro di Monet dove una figura maschile al lato dell’immagine è tagliata a metà.

Viene quindi superato il pericolo di una concorrenza tra pittura e fotografia. Anzi diventa chiaro come la fotografia aiutò l’artista a liberarsi dal vincolo della fedeltà al vero e di dedicarsi alla ricerca di nuove forme espressive attraverso lo studio di luce, forma e colore aprendo la strada alla pittura astratta.

Oggi la pittura sopravvive sui muri degli edifici pubblici, all’aperto, sulle strade. Gli street-art rivendicano il diritto di questa permanenza, al ruolo, anche anonimo, della pittura come mezzo di comunicazione e di denuncia sociale in una realtà esclusivamente pubblica.


Livia Pisanu IC

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