IL NATALE E COME CI SIAMO DIMENTICATI DEL SUO SIGNIFICATO


Il Natale, la cerimonia e festività più importante dell’anno qui in Italia festeggiata con alberi di natale di dimensioni più o meno grandi e decorazioni più o meno pacchiane con l’aggiunta del presepe nelle case di cattolici e non. Per non parlare delle famosissime luminarie presenti in ogni città che decorano le notti natalizie, provocando, tra l’altro, un grandissimo inquinamento. Oggi il vero significato del Natale è andato perduto, le cose più importanti, soprattutto tra i più giovani, sono diventati gli addobbi e i regali, mentre i più anziani sono rimangono legati alla celebrazione della nascita di Cristo. Se dovessimo fare un paragone, potremmo dire che in questi giorni siamo tutti un po’ come Ebenezer Scrooge, avaro oltre che egoista. Non sembrerebbe, ma vedendo lo shopping che viene attuato da moltissime persone in questi giorni per consegnare gli ultimi regali potremmo convincerci di questo. Ma chi è Scrooge? Costui è il protagonista di Canto di Natale, il racconto più famoso dello scrittore inglese Charles Dickens, autore di capolavori della letteratura come David Copperfield, Oliver Twist. Dickens è lo scrittore che più nei suoi libri ci ha mostrato la vita e le abitudini della società inglese ottocentesca, infatti è il molto sviluppato lato umano e psicologico dei personaggi il nucleo centrale dei suoi romanzi (un esempio può essere il protagonista Pip di Grandi Speranze o il sopracitato David Copperfield). Essendo le sue opere uno specchio dell’ambiente in cui vive, anche il Canto di Natale non è un semplice racconto ma una critica alla società che sta perdendo il vero significato di una festività di gioia quale il Natale, cosa che si può vedere anche nei nostri giorni. Questo racconto ha influenzato sia il cinema che i fumetti ma anche scrittori successivi, infatti lo stesso Stevenson lo loda dicendo che dopo averlo letto non riusciva a smettere di piangere. Perfino il famosissimo Zio Paperone è anche chiamato “Uncle Scrooge” e come il suo più antico omonimo spesso solo grazie ai suoi più prossimi parenti capisce il significato della famiglia e degli affetti. Canto di Natale parla proprio dell’evoluzione del protagonista che avviene grazie ai famosi Tre spiriti del Natale: presente, passato e futuro. Questi gli mostrano la felicità che deve esserci a Natale, non una felicità proveniente da beni materiali ma dalla compagnia e dagli affetti familiari anche tramite semplici gesti come intonando una canzone tra i colleghi o mangiando un pezzo di carne con i parenti, non per forza con regali dispendiosi o decorazioni fastose. Il vecchio avaro Scrooge cambia idea e capisce il male del suo comportamento quando il terzo spirito gli mostra il Natale futuro: lui che non ha mai legato con nessuno, preferendo i soldi e la sua attività alle amicizie, vede la sua tomba visitata solo dal nipote, sollevato dalla sua morte, proprio come tutte e persone con cui aveva avuto rapporti. Così, quando si risveglia, va dal suo dipendente che lo aveva invitato a pranzo. Al celebre personaggio di Dickens sono serviti tre spiriti per capire il vero significato del Natale, difficilmente questi tre possono far visita a tutti coloro a cui sfugge, c’è un metodo più semplice forse: immedesimarsi in Scrooge leggendo il libro di cui è protagonista. Infine quindi si può e deve comprendere che il VERO significato del Natale è la felicità grazie agli amici, ai famigliari, anche grazie ai dipendenti come nel caso di Scrooge; non importa se non ci sono regali, non importa se non ci sono le luminarie per le strade perché ciò che importa non è un bene materiale ma si trova nel cuore e nel comportamento delle persone.

Daniele Colanieri IIIC

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