Oggettività e giornalismo


Poche professioni possono vantare un codice deontologico così predominante come il giornalismo e tristemente sono molti, anzi troppi, i casi di totale mancanza di rispetto dei doveri e delle regole di comportamento da parte di “giornalisti”.

Sicuramente non può non essere condiviso il concetto che il cardine più importante della professione giornalistica sia l’oggettività: riportare i fatti nella loro interezza, senza intento di favorire o danneggiare particolari persone, aziende o governi a vantaggio di altre; dovrebbe essere un requisito minimo per considerare tale un giornalista.

Ma “oggettività” e “neutralità” sono concetti ben diversi l’uno dall’altro e, a mio parere la prima è estremamente più importante della seconda.

Oggettività è raccontare gli eventi nella loro interezza, per come sono, senza omettere nulla. Neutralità è il non prendermi posizione in favore di nessuna parte.

In caso in caso di conflitti interni o internazionali, è richiesto che il giornalista si astenga dal prendere le difese di questa o quella dottrina economica, scuola di pensiero o partito politico, in quanto la sua capacità di rappresentare la realtà in modo oggettivo non deve essere condizionata: dopotutto, è improbabile trovare un lato “buono” ed uno “cattivo” in un conflitto, poiché nella quasi totalità delle situazioni entrambe le parti condividono responsabilità.

Ma poiché, com’è noto, la strada per l’inferno è però lastricata di buone intenzioni, è facile trasformare la neutralità nell’unico obiettivo del giornalista.

Un esempio di questa degenerazione ci è gentilmente offerto dalla nazione che più odio ed amo: gli Stati Uniti d’America.

Dopo l’uccisione di George Floyd, le più grandi città del paese son state colpite da un’ondata di proteste, spesso sfociate nella violenza. Non ci è voluto molto prima che la stampa nazionale iniziasse a coprire mediaticamente le proteste. Se io mi fossi informato, come fanno moltissimi americani, principalmente dalle grandi emittenti televisive, sia apertamente di destra (Fox News) che più inclini a posizioni liberal (CNN,MSNBC) avrei pensato che a condurre le proteste ci fosse solo odio e voglia di distruzione, o che tra i manifestanti si insidiassero solo pericolosi anarchici di sinistra pronti a dirottare un movimento legittimo come quello di Black Lives Matter. Ma mi sarei sbagliato, e di grosso.

Come si è scoperto in seguito, ad istigare violenze sono stati spesso e volentieri agenti di polizia, suprematisti bianchi ed affiliati a milizie di estrema destra. Ci sono numerosi articoli (che riporterò a piè di pagina) di varie testate a testimoniare l’infiltrazione di etnonazionalisti ed agenti di polizia sotto copertura con il preciso scopo di delegittimare il movimento.

Il danno, ormai, era fatto: l’immagine che i media avevano creato ed irrimediabilmente associato alle proteste contro la brutalità della polizia e il razzismo sistemico è quella di una vetrina rotta, di macchine in fiamme e caos.

Quali conclusioni si possono trarre da questa vicenda? Sicuramente che la stella polare dei giornalisti non dovrebbe mai essere l’equidistanza da tutte le posizioni, approccio standard preso in virtù di un politicamente corretto sterile che non porta benefici né alla credibilità della testata né al lettore. A guidare la penna di un giornalista e la mente del lettore dovrebbe invece essere il rispetto nei confronti della realtà, e la realtà non si cura di esser neutrale: è dunque dovere di un giornalista seguire e scovare la realtà anche quando essa lo conduce a portare alla luce scomode verità.

Gabriele Colella,VB


https://www.independent.co.uk/news/world/americas/minneapolis-protest-riot-umbrella-man-george-floyd-a9539741.html


https://www.businessinsider.com/white-supremacist-telegram-channel-encourages-violence-george-floyd-protests-2020-6


https://www.justsecurity.org/70497/far-right-infiltrators-and-agitators-in-george-floyd-protests-indicators-of-white-supremacists/



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