“GENTE DI NESSUNO” PROMESSI SPOSI UN ROMANZO SPAVENTOSAMENTE ETERNO


Io credo che Manzoni abbia scritto un romanzo eterno. La cosa mi sorprende, ma allo stesso tempo mi spaventa e delude profondamente, perché ciò sta a significare che allora l’essere umano non è minimamente cambiato nel corso del tempo; che tutta quella consapevolezza, quella quasi “umanità”, che credevamo di aver acquisito evolvendoci non è altro che un’illusione; che tutti gli errori che commettiamo oggi, sono gli stessi identici errori che commettevamo ieri, e la cosa ormai stenta ancora a sorprendermi. Manzoni era dell’idea che la giustizia non fosse umana, e non posso che concordare con tale pensiero. Noi, semplici umani, non riusciremo mai a definire la giustizia. Riprendo una frase che Manzoni fa pronunciare fra sé e sé a Don Rodrigo: “La giustizia? Il podestà non è un ragazzo, né un matto. E a Milano? Chi si cura di costoro a Milano? Chi gli darebbe retta? Chi sa che ci siano? Son come gente perduta sulla terra; non hanno né anche un padrone: gente di nessuno”. Per “gente di nessuno” si intendono tutti coloro che non hanno qualcuno, più potente e importante, che si curi di loro in cambio di qualcosa. Gente insignificante, libera da nessuno e schiava di tutti. Io credo che uno dei tanti “detti” preferiti dall’essere umano sia: nulla per nulla. Tutti cerchiamo, infatti, un compenso, tutti abbiamo degli interessi, e ciò da sempre. Ricordo un discorso di Gaio Gracco, riportato da Gellio, che il tribuno tenne in Senato, quando si discuteva riguardo gli aiuti a Mitridate contro Nicodemo, re della Bitinia. In tale discorso Gracco affermò di sapere che ognuno dei presenti, e persino egli stesso, si era recato in tal luogo con uno scopo: nessuno di noi si affaccia disinteressatamente a questa tribuna. Tutti noi, che qui prendiamo la parola, cerchiamo qualche vantaggio. Perciò, per gente di nessuno si intendono quelle persone che non desiderano, o non possono, dare nulla in cambio di un qualsiasi favore da parte di un “potente”. Eppure io credo che noi tutti siamo “gente di nessuno”. Gli equilibri del potere sono talmente precari che un giorno potremo essere le persone più ricche ed importanti al mondo, e il giorno dopo potremmo trovarci a dormire su una scatola di cartone. Noi siamo solo umani, ed il nostro potere, la nostra ricchezza, i nostri “contatti con persone importanti” sono insignificanti davanti al destino, davanti a Dio, per coloro che vi credono, o, per i più razionali, davanti alla Morte. Noi tutti siamo “gente di nessuno” davanti alla Morte. Persino Don Rodrigo, il signorotto che per tutto il romanzo sembra essere potente e inarrestabile, alla fine viene vinto dalla Morte. Noi uomini, potremmo essere gente di nessuno. Potremmo vivere le nostre vite essendo felici, rispettando le libertà altrui, pagando per i nostri errori, che da sempre sono stati commessi e sempre lo saranno. Potremmo essere persone libere: liberi dal pensiero altrui, dai canoni sociali, liberi gli uni dagli altri, liberi di amare chi vogliamo, di essere ciò che desideriamo, liberi di andare fieri del colore della nostra pelle e della nostra nazionalità. Al giorno d’oggi noi parliamo del “politicamente corretto”, riproposto fino all’esasperazione, che in realtà non è altro se non il normale comportamento che si dovrebbe avere nei confronti di ogni persona: trattare tutti in modo uguale è una delle poche forme di vera giustizia che potremmo adottare, tenendo, tuttavia, sempre conto di ogni particolarità di casi. Eppure, ritornando al pensiero manzoniano della giustizia, noi, noi tutti, ci tormentiamo per definire e categorizzare ogni singola cosa, non riuscendone ad individuare l’unicità, non prendendo in considerazione la possibilità che esista una via di mezzo. Ciò può essere rassicurante, ma rimane profondamente sbagliato. Nulla può essere solo bianco o solo nero. E non spetta a noi giudicare, peraltro con poche conoscenze ed in modo presuntuoso, altri individui ed i comportamenti altrui, nel momento in cui essi non violino le regole del vivere comune. Socrate diceva: io so di non sapere. Frase che, credo, noi “gente di nessuno”, noi miseri esseri umani, dovremmo ripeterci più spesso.


Nicole Monaco IIF