Futuro, speranza e rappresentanza.

Il fatto che io ami la politica ed ami farla, non è niente di nuovo per chi mi conosce. Con declinazioni diverse, battermi per ciò che credo sia giusto e curarmi del bene della mia comunità, è l’unica linea di continuità che riesco a trovare nella mia breve esistenza. È come se fosse un qualcosa di insito in me, nella parte più profonda, e che a differenza del resto non riesco a celare, ma anzi, sento la necessità di condividere. Ovviamente, la mia esperienza è poca, sono alle prime armi. Il mio insomma, è più un vezzo che una pratica esatta e definita. Mi capita dunque spesso di interrogarmi su quale realmente sia l’idea, il modello di società per cui lavoro e per cui mi batto. Sinceramente, ancora non mi è chiarissimo. Sono un paio di anni infatti, che, vagabondo, mi confronto con tanti ragazzi, dalle idee, storie, estrazione ed esperienze più disparate, per capire quale sia la grande esigenza della nostra generazione, a cui la politica ha ed avrà il compito di sopperire. E questo si, mi sento di dire di averlo più o meno compreso: abbiamo bisogno di qualcosa in cui credere, della speranza in un futuro migliore. Più che un desiderio, una vera necessità dettata da un conatus, un istinto di sopravvivenza. Da quando sono riuscito, anche se in maniera vaga, ad identificare e definire questa cosa, non ho potuto che renderla un leitmotiv, a partire dall’esperienza di rappresentanza. Perciò se mi doveste chiedere ad oggi perché mi sono candidato o quale sia la mia “missione” di rappresentante, non avrei dubbi: lavorare per una scuola che sia libera, un laboratorio di idee ed una fonte di speranza. Per noi stessi e per la società. Ma non credo di parlare a titolo personale. Sono convinto, e mi prendo dunque la responsabilità, di parlare a nome di tutta la rappresentanza. Nel nostro piccolo, infatti, cerchiamo di sopperire a questo grande vuoto che la nostra generazione percepisce, al nostro avere poca speranza in un futuro migliore e in una vera possibilità di riscatto. I problemi sono tanti: istituzioni che lavorano male, la salute mentale degli studenti a rischio, il populismo latente, disillusione diffusa… potrei andare avanti per ore. Ma davanti ai problemi ci sono due opzioni: occuparsene o preoccuparsene. Noi la nostra scelta la abbiamo già fatta. Anche perché non sono i cittadini a scegliere di fare politica, ma gli viene imposto dalla storia. Anche quando le battaglie giuste, non sono quelle facili.


Giuseppe Lavitola IVB

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