FRIDAY FOR FUTURE: L’ambientalismo tra catastrofismo e negazionismo

Il 24 Settembre c’è stato un altro sciopero per il clima ed il motivo principale per l’organizzazione dell’evento è stato uno studio delle Nazioni Unite che evidenza i danni già provocati dal riscaldamento globale e la necessità di ridurre drasticamente le emissioni per evitare ulteriori danni irreversibili alla biosfera. Come al solito sia lo studio che la manifestazione hanno ricevuto reazioni miste : ci sono stati coloro che hanno sfruttato l’occasione per godersi una giornata di sonno (o di mare), i soliti centristi che hanno bollato come inutile la manifestazione perché “a cosa vuoi che serva manifestare in piazza”, i negazionisti amanti del “cherry picking” che loro che ribadiscono la naturalità del cambiamento climatico e i catastrofisti secondo cui ormai il mondo è già finito e l’unica cosa da fare è cercare di dare al pianeta una morte meno dolorosa possibile. Quest’anno la manifestazione, almeno nella nostra scuola, non è stata pubblicizzata affatto, e, vedendo tutta la gente che ha partecipato, sono rimasto piacevolmente sorpreso. La mia esperienza è stata positiva nonostante in alcuni momenti sembrasse di trovarsi ad una festa dell’Unità piuttosto che a una manifestazione ambientalista: appena arrivato in piazza Vittorio Emanuele II mi sono trovato davanti una bandiera dell’URSS (non esattamente un modello di ambientalismo) e durante la marcia ho visto di tutto: da cartelloni per la legalizzazione della cannabis, a quelli per i matrimoni omosessuali o per l’eutanasia, mischiati con persone che avevano voglia solamente di creare confusione. Andare al “Friday For Future” non diventa sbagliato per la presenza di qualche pecora nera o fare qualcosa di giusto per il motivo sbagliato è un qualcosa da condannare, ma sono rimasto abbastanza sorpreso del fatto che ormai in politica è come se ci fosse un pacchetto da cui devi prendere tutte le ideologie, se vuoi essere considerato veramente di un certo schieramento politico. Già l’appiattimento destra-sinistra è riduttivo, considerando che mette a destra sia un liberale-anarchico che un fascista e giudica un paese di sinistra in base a quanto il suo modello economico è statalista; creare un modello “di sinistra” e uno “di destra” da seguire pedissequamente è una cosa estremamente polarizzante e semplicistica (ovviamente tutto questo è importato dagli USA e la demenzialità del fenomeno lo dimostra). L’ambientalismo, ancora di più delle battaglie per i diritti civili, dovrebbe essere qualcosa a cui tutti dovremmo tendere: tutti hanno bisogno di un pianeta in cui vivere, anche i milionari che ancora non si sono trasferiti su Marte (e che mai lo faranno, visto che morirebbero in pochi giorni).


Carlo Philip Carretta IVA


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