COME UCCIDERE IL FEMMINISMO

Non è un fenomeno nuovo quello dell’emancipazione degli oppressi, che negli ultimi cinquant’anni hanno preso forza e hanno cercato di ritagliarsi uno spazio all’interno della società, pretendendo cose assurde, come il fatto di essere considerati esseri umani; non tutti, tuttavia, sono d’accordo con questo cambiamento, ed è proprio per questo che nasce quest’articolo, per spiegare nel modo più semplice e veloce qual è il modo migliore per distruggere ogni sogno di uguaglianza.

Che differenza c’è tra un oppresso che non ha il diritto di votare ed uno a cui, pur potendo votare, ogni altra libertà è preclusa? Le leggi sono solo un insieme di norme sociali e non è così difficile riuscire a incastrare chi chiede maggiori diritti in un’uguaglianza formale che permetta allo stesso tempo di discriminarle e di far passare i nostri crimini d’odio scollegati da qualunque altro fattore.

Una cosa che, invece, bisogna impedire assolutamente è la creazione di leggi che tutelino veramente le persone discriminate, magari introducendo sostegni per le minoranze; questo comunque non è molto difficile: ogni legge che tuteli le donne, gli omosessuali o gli stranieri ha sicuramente lo scopo di togliere la libertà a noi poveri fiocchi di neve discriminati oppure è un modo per ottenere potere e riuscire a sovvertire i naturali equilibri umani, che ci hanno visti dominare su chi è per natura inferiore.

Altro asso nella manica utilizzabile per uccidere questi movimenti è il vittimismo, ma in che modo è possibile farci passare come vittime? Noi, fortunatamente, non dobbiamo fare molto, ed il poco che dobbiamo fare sarà permesso proprio da questi movimenti:

• Il primo passo, che è sicuramente il più immediato, è quello di ribaltare quella che consideriamo la realtà, facendo capire quanto ormai siamo noi ad essere discriminati per il nostro colore della pelle, il nostro sesso o il nostro orientamento sessuale e quanto ormai sia l’odio che gravita come noi, che non abbiamo fatto nulla di male, a parte odiare chiunque sia diverso da noi (cosa di cui in realtà non dobbiamo di certo vergognarci, ma questo non può far parte del nostro proselitismo)

Noi siamo la vittima, e qualsiasi tentativo di autodeterminazione di quelle stesse categorie che abbiamo perseguitato per secoli è sicuramente un modo per cercare di toglierci la nostra libertà di espressione, di culto, di discriminazione, perché siamo noi i veri oppressi e chiunque dica il contrario non è altro che un comunista che vive in un attico a Nuova York

Ora, qualcuno di voi potrà chiedersi come qualcuno potrebbe crederci, considerando che ormai tutti i media sono infestati dalla malattia chiamata “femminismo”, ma anche questo non è particolarmente difficile, soprattutto per due caratteristiche di questo movimento:

• Il femminismo di prima ondata ha basi marxiste e questo implica un aspetto facilmente strumentalizzabile: il femminismo è collettivista, cosa che possiamo utilizzare per farlo passare per un movimento statalista, totalitario e comunista (tre cose che sono evidentemente non in contrasto tra loro)

• I movimenti non sono mai compatti al loro interno, perché le persone che li formano non sono delle bambole o degli ingranaggi di una macchina più grande, ed in ogni movimento nasce sempre qualche frangia particolarmente estrema che ritiene che l’unico mezzo per ottenere i risultati sperati sia la violenza, frangia che noi possiamo sfruttare per riuscire a demonizzare il movimento nella sua interezza agli occhi del popolo e per creare una bolla di polarizzazione che non vuole più convincere le

persone che la propria idea sia giusta, ma trasformare una lotta per i diritti civili in una lotta politica.

Cosa c’è di tanto diverso tra un estremista che ritiene che i maschi siano il genere superiore e chi ritiene che le donne siano degli esseri puri che devono essere difesi dalla barbarie del genere maschile che ha come unico scopo quello di fare loro del male e di opprimerle? La generalizzazione e la falsa coscienza sono le armi più forti che noi potenti abbiamo per riuscire a controllare il popolo in un periodo dove la religione conta sempre di meno; finché gli oppressi saranno divisi tra coloro che si sottomettono all’oppressore e quelli che vogliono liberarsi dalle proprie catene disprezzando un’intera categoria sociale identificata come “male assoluto”, non riusciranno mai a fare nulla di concreto.

Il nostro peggiore incubo è la cultura, il pensiero critico e la complessità, indipendentemente dall’orientamento politico, quindi ciò che dovete evitare è che le persone pensino, che le ideologie non siano più un qualcosa di assoluto ma un mezzo per arrivare alla verità, che le persone imparino che la cooperazione è più costruttiva della competizione, che l’amore ci porta ad essere più forti dell’odio, che l’unico modo per essere veramente liberi è pensare all’altro sempre come un essere umano e mai come un oggetto o un mero mezzo per raggiungere i nostri obiettivi.

“La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”


-S


5 visualizzazioni0 commenti