Che Guevara: Eroe o tiranno?

‘’Ma soprattutto sappiate sentire sulla vostra guancia lo schiaffo dato a qualsiasi guancia di un uomo... è la qualità più alta di un essere umano.”


Introduzione

Lo scopo di questo articolo è teso a interpretare, con l’etica di un adolescente liceale, la vita e gli ideali del rivoluzionario più genuino del secolo appena terminato, la figura di Ernesto Che Guevara, medico e guerrigliero, assassinato nel 1967 in Bolivia, dove perseguiva con impegno l’utopia di liberare non solo quel paese, ma tutta l’America Latina (e oserei dire tutto il mondo) dall’ingiustizia, dalla miseria, dalla sopraffazione. La figura di E. Guevara risulta essere un caso unico nel Novecento che ha fagocitato i suoi protagonisti e non ha avuto pietà, spesso, neppure dei più degni di essere ricordati, condannandoli ad un rapido oblio. Tuttavia non è mai invece arrivato l’oblio per il giovane medico argentino che insieme a Fidel Castro, in un’esperienza rara nel continente, contribuì a far sorgere una rivoluzione popolare a Cuba e successivamente, prima di cadere vinto in Bolivia, tentò senza successo, di tenere in vita il movimento rivoluzionario di liberazione del Congo dopo l’Assassinio di P. Lumumba, grande politico della Repubblica Democratica del Congo che si oppose fortemente al meticoloso saccheggio del Congo. Allo stesso modo non è mai arrivato da parte delle nuove generazioni il disprezzo delle sue idee, a parte alcuni

recenti tentativi senza esito positivo. Generalmente i libri scritti sulla figura del Che appartengono a due filoni: il primo è composto da quelli che deformano completamente e volutamente il pensiero di Guevara, come le opere dell’intellettuale francese Regis Debray (accusato di aver contribuito a far individuare e catturare il Che dai ranger boliviani in quel plumbeo ottobre del 1967). Il secondo, ovviamente posteriore, è costituito da opere più serie e valide, ma che hanno il difetto di essere delle opere quasi ‘’agiografiche’’.

Principalmente queste opere fanno l’errore di non collocare il suo pensiero politico in rapporto con i fatti e con le teorie dell’epoca, finendo così col non analizzare criticamente né gli errori di Guevara né della direzione cubana in quei tragici anni.


Breve Biografia

Figlio della piccola borghesia agiata, Ernesto "Che" Guevara de la Serna, (il nomignolo "Che" gli venne assegnato per la sua frequente abitudine di pronunciare questa breve parola, una specie di "cioè", in mezzo ad ogni discorso), nasce il 14 giugno 1928 a Rosario de la Fe, in Argentina. Il padre Ernesto è ingegnere civile, la madre Celia una donna colta, grande lettrice, appassionata soprattutto di autori francesi.

Dopo il 1965, lasciò Cuba per attuare la Rivoluzione popolare in altri Paesi, prima nell'ex Congo Belga (ora Repubblica Democratica del Congo), poi in Bolivia. L'8 ottobre 1967 venne ferito e catturato da un reparto anti-guerriglia dell'esercito boliviano - assistito da forze speciali statunitensi costituite da agenti speciali della CIA - a La Higuera, nella provincia di Vallegrande (dipartimento di Santa Cruz). Il giorno

successivo venne ucciso e violentemente mutilato ai polsi nella scuola del villaggio. Il suo cadavere -dopo essere stato esposto al pubblico a Vallegrande - fu sepolto in un luogo segreto e ritrovato da una missione di antropologi forensi argentini e cubani, autorizzata dal governo boliviano di Sanchez de Lozada, nel 1997. Da allora i suoi resti si trovano nel Mausoleo di Santa Clara di Cuba. Marxismo di Che Guevara, necessità di un forte internazionalismo. Vi è una forte presa di coscienza esplicita, da parte di Guevara, delle contraddizioni che c’erano tra socialismi e marxismi e soprattutto dell’unicità del socialismo e marxismo cubano, non fu immediata, fu piuttosto lo sblocco di un processo progressivo di maturazione politica ed intellettuale. Durante questa evoluzione etico-politica, il Che passa da un forte antimperialismo al socialismo e poi al marxismo, soprattutto dopo l’influsso dell’esperienza guatemalteca e dell’incontro con Hilda Gadea, sua futura moglie. Per il Che si tratta dunque della scoperta del socialismo e del marxismo leninismo,

considerati da lui come un progetto e una teoria unitari, sagaci antagonisti del capitalismo e del liberismo. Questa visione politica accompagnata allo studio e alla lettura di importanti libri, tra cui La rivoluzione non è un pranzo di gala di Mao-Tse Tung, orienterà la sua pratica in Messico e nei primi anni della grande rivoluzione cubana. Dunque il Che passò da una prima fase in cui riteneva che la sua visione politica ed il suo progetto antimperialista e socialista coincidesse con il modello di società che si stava realizzando in Unione Sovietica e negli altri paesi impegnati nel fronte socialista, a una seconda fase in

cui cominciò a prender coscienza delle discordanze economiche, politiche e culturali tra il progetto cubano e quello che stavano realizzando gli altri paesi socialisti, che secondo la sua analisi non incarnavano un’autentica alternativa al violento capitalismo. Arriverà a convincersi rapidamente della necessità di instaurare a Cuba un modello economico, culturale e politico alternativo non solo al capitalismo, ma anche al socialismo <reale> rappresentato dai ‘’fratelli maggiori’’, cioè il modello sovietico. Come Trotzki era internazionalista e concepiva soltanto la lotta mondiale contro il capitalismo, dove qualsiasi rivolta deve essere fermamente legata alla costruzione di una coscienza anticapitalista

attraverso la lotta, anche e soprattutto armata. Guevara ebbe violenti scontri con il nazionalismo e il pragmatismo non solo della maggior parte dei partiti comunisti ufficiali, ma anche dei cinesi insieme alla visione rivoluzionaria strettamente ‘’cubana’’ di molti ribelli. Ispirandosi a Trotzki credeva fermamente che lo Stato rivoluzionario andasse rafforzato e dedicava il meglio di sé a questo compito impegnativo, ma non riteneva che il socialismo fosse sinonimo del dominio dello Stato. Infine il suo terzomondismo (solidarietà verso i paesi del Terzo Mondo) non si basava, come quello dei partigiani della ‘’coesistenza pacifica’’ con l’imperialismo e quello dei partiti comunisti ufficiali, sull’accettazione dello status quo, ma sulla speranza di promuovere su scala mondiale la lotta di classe e la costruzione del socialismo.


Che Guevara oggi, tra critiche e ammirazione.

In seguito alla sua morte fino ad oggi Che Guevara è diventato un vero e proprio mito laico, un martire dei ‘’giusti ideali’’ e che ha indubbiamente rappresentato per tutti i giovani dell’Europa (ma non solo) un simbolo dell’impegno politico rivoluzionario, che talvolta è stato svilito a semplice gadget di moda o icona da stampare sulle magliette. Viene dunque spontaneo chiedersi, il Che vive ancora nelle menti delle persone? La risposta è sì. Basti pensare che questa frase, ‘’il Che Vive!’’, è continuamente ripetuta dai cittadini in Cuba, Bolivia, e in tutte le parti del mondo, a cui spesso si aggregano anche molti giovani

europei. Questa piccola frase per questi cittadini tuttavia non rappresenta una semplice dichiarazione retorica ed ideologica, o peggio la manifestazione pubblica di desideri politici ampiamente frustrati, ma la descrizione di un’esperienza ed umile speranza. Compito nostro e degli storici dunque risultava essere quello di dare a questo motto dei contenuti precisi e solide basi, che impedissero alla cultura dominante di ridurre l’estrema attualità del Che a una moda passeggera e la sua immagine ad una merce, come invece è accaduto. Tuttavia tutta questa solidarietà mondiale nei confronti della figura di Guevara nasconde una parte di

popolazione, tra storici, politici anticomunisti di varia matrice, cittadini, che si oppone fermamente alla figura del Che, definendolo tiranno, omofobo e razzista. Tuttavia uno studio attento della vita di Guevara ci permette di capire quale di queste affermazioni siano vere e quali no, poiché molte di queste, nate in quella parte della politica fermamente opposta ai valori del Che, sono soltanto false distorsioni della storia o di precise e determinate vicende politiche. Partiamo con lo smentire un’accusa che gli è stata mossa, ovvero di esser stato un feroce razzista. Per rispondere a questo falso passaparola che inquadrano ‘’El Che’’ tra i feroci razzisti della storia dobbiamo scomodare i Diari della Motocicletta, scritti da un Guevara giovane mentre viaggiava nell’America Latina. Un passaggio delle sue memorie che, quando ancora non era il rivoluzionario acclamato, è stato ripreso e distorto nel tempo. Si tratta di un piccolo brano scritto da un Ernesto ancora 24enne, assai comodo nel suo status quo di uomo bianco che per la sua prima volta incontra la realtà delle ‘’slums’’-’’baraccopoli’’ e ne rimane colpito al punto di trascrivere le sue impressioni nelle sue memorie:’’ I neri, magnifici esemplari della razza Africana che hanno conservato la loro purezza mediante la loro scarsa dimestichezza col sapone, vedono il loro territorio invaso da un diverso tipo di schiavi: i Portoghesi. Queste due razze ora condividono un’esperienza

comune, fatta di lotte e risse. Discriminazione e povertà li uniscono, ma le loro abitudini li dividono. I neri sono indolenti e festaioli, consumano il loro denaro in alcol e frivolezze; l’Europeo viene da una tradizione di duro lavoro e risparmio che in questo angolo di America nutre le sue aspirazioni e lo stimola ad andare avanti’’. Lo sfondo di questi racconti era quello della Caracas in pieno boom petrolifero e al centro c’era un Guevara ancora ‘’ingenuo’’ che vedeva i ‘’neri’’ nelle slums e ne tratteggiava l’aspetto più oscuro. Il Che di quegli scritti giovanili, oltremodo ignoranti e ingenui su certe dinamiche, non era ‘’El Che’’ che si è successivamente indignato per i crimini del Ku Klux Klan, per la discriminazione razziale in America e per l’imperialismo occidentale. Egli stesso si definì un uomo

cambiato, come testimoniano tra l’altro alcuni suoi discorsi: ‘’Coloro che uccidono i loro stessi figli e li discriminano ogni giorno per il colore della loro pelle; coloro che lasciano liberi gli assassini dei neri, li proteggono e puniscono la popolazione di colore perché chiedono i loro legittimi diritti di uomini liberi –come osano costoro chiamarsi guardiani della libertà?’’ Passiamo ora alla seconda accusa, Guevara l’omofobo. Le accuse di omofobia sono sempre correlate alle UMAP, le Unità Militari di Aiuto alla Produzione che erano nient’altro che campi di lavoro eretti a Cuba tra il 1965 e il 1968 e di cui lo stesso Fidel Castro si pentì ufficialmente nel 2010 nel corso di un’intervista al quotidiano messicano La Jornada.

Riassumendo, le UMAP erano l’equivalente del servizio civile obbligatorio e ad esse si aveva accesso se si era obiettori di coscienza (Testimoni di Geova) o se non si era in diritto di accedere alla leva obbligatoria (i gay del regime di Fidel Castro). Da semplici campi agricoli, tuttavia, le UMAP degenerano in campi di concentramento con vessazioni che colpivano gli omosessuali e coloro che non avevano aderito alla Rivoluzione. Cosa c’entra, in tutto questo, Guevara? Negli anni Che Guevara è stato indicato come responsabile e ideatore delle UMAP, ma in primo luogo è bene ricordare che le UMAP furono fondate da Raul Castro, fratello di Fidel, anche perché in quegli anni El Che era impegnato nella guerriglia africana, dunque era impossibile per lui gestire questi campi di lavori forzati. Vediamo dunque come spesso si giudica la figura del Che con le azioni nefaste e plumbee del periodo di Castro, con cui spesso ebbe degli scontri per quanto riguarda le decisioni politiche (esempio avvicinamento alla Russia di Castro). Per essere completamente apartitici tuttavia mi preme fare una precisazione al lettore. Sul tema dell'ipotetica omofobia del Che vi sono molteplici voci, talmente discordanti tra di loro e colme di amore partitico, che non permettono al comune cittadino di effettuare un'attenta e veritiera analisi su questa tematica. Vi sono testimonianze di alcuni teste(Emilio Bejel,Gay Cuban Nation) che dipingono un

Guevara machista, che mandava in questi campi di concentramento tutti coloro che non rientravano nel modello del nuovo "uomo" rivoluzionario proposto dal Che , ovvero gay, trans e lesbiche. Allo stesso tempo vi sono interviste in cui Guevara ,rispondendo alle domande della giornalista Maria Rosà Oliver sulle esecuzioni del 1959, afferma; "Si, lo so di aver fatto fucilare. Ma è meno ripugnante che far sorvegliare, perseguire e condannare per ragioni che riguardano soltanto la vita privata". L'interpretazione che viene data a questa risposta è ovviamente univoca e tutti la intendono come riferita agli omosessuali.

In poche parole aveva notizie sul degeneramento dei campi di lavoro forzati ideati dai fratelli Castro ma non li approvava. Vi sono allo stesso tempo frasi omofobe che vengono <attribuite> a Guevara, ma di qui effettivamente non si può garantire la veridicità, in quanto si tratta di fonti orali. Lo scrittore di questo articolo dunque non intende dare una versione unica sul tema dell'omofobia del Che, ma si limita ad esporre le varie fonti, che anche ad un occhio poco allenato risultano essere estremamente discordanti tra di loro e poco veritiere. Tuttavia ravviso una responsabilità politica omissiva da affidare a Che Guevara, ovvero quella di non aver fermato la politica, spesso discriminatoria e fortemente omofoba, di Fidel Castro.

Passiamo ora ad un’ultima accusa: Guevara bruciava i libri e impediva la musica. Su entrambe le affermazioni non esistono prove, ma nonostante questo si tratta di un passaparola tramandato negli anni senza fonti che ne confermassero la veridicità. Molte fonti ad esempio raccontano come nella casa di Guevara ci fossero più di 3000 libri, che gli permisero di diventare un lettore eclettico, cui interessi maggiori nacquero leggendo Karl Marx, Jules Verne, Jean-Paul Sartre, Vladimir Lenin, Franz Kafka etc., senza aggiungere che tra l’altro collaborò alla politica di alfabetizzazione (Cuba sarà la prima a vincere l’analfabetismo in tutta l’America Latina) attuata da Castro.


Conclusione, una riflessione personale

Concludo questo breve commento sulla figura di Guevara non esprimendo alcun giudizio politico su questo personaggio storico, anche perché sto imparando col tempo che già giudicare di base è un atteggiamento sbagliato, giudicare poi nella sua interezza un personaggio storico è molto difficile e ancora più complicato, poiché tutti i personaggi storici hanno dei lati oscuri ed alcuni più chiari, quindi è molto difficile dare delle opinioni. Posso ovviamente dire che personalmente sono rimasto impressionato da questo spirito romanticamente chiamato ‘’rivoluzionario’’. Bisogna ricordare dunque che quando si

giudica un personaggio storico bisogna sempre cercare di analizzare ogni aspetto della situazione, negativo o positivo che sia, anche perché tutti quanti i personaggi storici che sono privi di ogni macchia e peccato sono tutti quei personaggi di cui dubitiamo l’esistenza, come Gesù, Re Artù e molti altri.


Fonti:

. Giulio Girardi, Che Guevara visto da un cristiano

. G. Almeyra.E Santarelli, Che Guevara il pensiero ribelle


Manole Alessandro Neculai, VE

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