Black Friday e Revenge spending

Da qualche anno, a fine novembre, siti internet, cartelloni dei centri commerciali, e perfino i volantini dei supermercati, sono sporcati dal colore nero. Si tratta degli annunci pubblicitari del Black Friday, il più celebre periodo di sconti a livello internazionale. Ma quali soni le origini del Venerdì Nero?

Il giorno seguente al Ringraziamento negli Stati Uniti, che si svolge il quarto giovedì di ogni novembre, è stato considerato l’inizio dello shopping natalizio sin dal secondo dopoguerra. Il termine “Black Friday” fu successivamente coniato dal magazine americano Factory Mangement and Maintenance per riferirsi al grande numero di lavoratori che si davano malati in questa giornata per disporre di un lungo fine settimana di vacanza. In un secondo momento venne utilizzato dalle caserme di polizia di Philadelfia per descrivere il grande traffico generato dell’inizio della corsa agli acquisti prenatalizia; solo negli ultimi decenni, però, la parola ha iniziato ad essere utilizzata per il marketing ed è diventata di uso comune.

Notiamo subito un’incoerenza in questa che è ormai diventata una tradizione anche in paesi come il nostro: il giorno che si celebra per ringraziare Dio per il raccolto e per quanto ricevuto durante l’anno trascorso termina con una corsa all’ultimo articolo. Si tratta sicuramente di un comportamento viziato: non riusciamo mai ad accontentarci dei nostri beni materiali ma è in nuovi e sempre più oggetti che cerchiamo la felicità. Un atteggiamento da condannare e arginare.

Certamente ci sono stati dei tentativi per contrastare questo fenomeno: è il caso del Buy Nothing Day, che avviene il giorno seguente il Black Friday. Nato da un’idea dell’artista canadese Ted Dave nel 1993, comprende principalmente dei sit-in e le “Zombie Walks”, in cui i manifestanti si travestono da zombie e si recano nei mall per diffondere il loro messaggio contro il consumismo. Ma, nel 2005, è stato creato il Cyber Monday da alcune aziende online, che ha allungato gli sconti anche alla settimana seguente il Ringraziamento. Da quel momento, grazie anche a colossi come Amazon, abbiamo assistito, anno dopo anno, ad una crescita esponenziale delle vendite nella fine di novembre a livello internazionale.

Oggi, ai tempi del Coronavirus, la minaccia del consumismo è rafforzata dal fenomeno del Revenge Spending.

Il Revenge Spending consiste nell’acquisto per rivalsa, per ottenere una gratificazione che ci ricompensi di qualcosa. Ho letto alcuni articoli che definiscono questa pratica “terapeutica”, consigliando anche di fare una “recovery wish list”, elenchi dei desideri di beni da comprare per consolarsi e riprendersi dalle limitazioni del periodo di lockdown, e di doversi preoccupare solamente delle proprie finanze e di mantenere il distanziamento sociale all’interno dei negozi. Una spesa che, secondo molti, potrebbe contribuire a far risalire l’economia.

No, questo non è un comportamento che possiamo permetterci di adottare. Per due motivi. Il primo riguarda la nostra vita personale: non possiamo farci condizionare emotivamente da degli oggetti. Ci dovremmo ritenere privati di poter passare dei momenti di gioia con le persone a noi più care, invece veniamo, sempre più spesso, trarre i inganno dalle aggressive strategie di marketing. Come ha detto Giovanni Paolo II, il consumismo è una schiavitù. La seconda ragione per cui dobbiamo evitare di fare acquisti per sentirci istantaneamente appagati viene compresa dando uno sguardo al pianeta in cui viviamo: un mondo in cui le risorse sono sempre meno equamente distribuite un aumento dei consumi per un eccessivo e illusorio svago porterà, a lungo andare, ad un ulteriore squilibrio nel sistema. Non si aiutano le imprese acquistando ciò di cui non si ha bisogno, in questo modo si provoca una sovrapproduzioni di beni che causa uno spostamento di risorse che non vanno al servizio delle attività che si occupano di risolvere i reali problemi della società e di eliminare le situazioni di concreta necessità.

In questo senso credo che sia importante concludere con le significative parole, di cui ognuno di noi dovrebbe fare tesoro, espresse da Papa Francesco nel suo libro Evangelii Gaudium: “fare in modo che quelli che sono schiavi di una mentalità individualista, indifferente ed egoista, possano liberarsi da quelle indegne catene e raggiugano uno stile di vita e di pensiero più umano, più nobile, più fecondo, che dia dignità al loro passaggio su questa terra”.

Francesco Morgante, VA




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Vorrei fosse illegale amarti, soffrire per colpa degli altri. Vorrei dirti cosa provo ma poi che penseresti? Vorrei dirti cosa sono, ma poi mi guarderesti allo stesso modo? Mi hai detto la verità e mi