Arrivederci e grazie


È finito un altro anno scolastico. Per alcuni (non per me, fortunatamente) l’ultimo. Di solito le pagine dell’ultimo numero di Segnali di Fumo erano affollate dalle penne degli studenti del quinto, decisi di lasciare l’ultimo tratto della loro permanenza tra le pagine del nostro mensile. Quest’anno, come lo scorso, purtroppo, non è stato così. I tempi stretti, lo stress scolastico e umano non ci ha neanche permesso di mettere insieme l’ultima edizione. Mi sembrava però ingiusto chiudere così. Qualche somma andava tirata, e non potevo che prendere l’onere e l’onore.

Venerdì 4 per i maturandi è stato l’ultimo ultimo giorno di scuola. L’ultimo giorno di permanenza tra le mura del nostro liceo. Mi ha inquietato pensare che dal prossimo settembre non vedrò più le loro facce in giro per i corridoi. Ma non per una semplice questione di abitudine. Dietro quei volti si celano delle persone, persone a cui devo molto. Primi tra tutti mi viene da pensare ai miei colleghi: Antonio, Saverio e Bruno. Da quando sono in primo chi grazie alla sua amicizia e chi grazie allo scontro, mi hanno aiutato a crescere, a migliorare, a cambiare. Mi hanno fatto maturare non solo come “politico” ma come persona, e per questo non saprò mai come ringraziarli. Di menzioni da fare ce ne sarebbero tante, tra cui lo stesso direttore, il caro Morgante. Ad onor del vero, sono decine e decine i nomi che mi vengono in mente se dovessi riportare tutti coloro che, nelle varie generazioni di studenti che ho incontrato qui al Dante, mi hanno aiutato nella mia crescita: Guglielmo, Gabriele, Manfredi… non finirei mai. Spesso anche un semplice confronto in assemblea con un semi-sconosciuto mi ha arricchito più di quanto potessi immaginare.

Non voglio lanciarmi in considerazioni melanconiche. Voglio solo ringraziare tutti gli studenti che ho incontrato, e ho avuto la fortuna di conoscere, che mi hanno lasciato qualcosa e che hanno lasciato qualcosa a noi tutti, dando il loro contributo per costruire il Dante che conosciamo: non solo una scuola, ma una comunità unita, solidale e libera. Li voglio ringraziare tutti, dal primo all’ultimo, indistintamente, con sincero affetto e gratitudine.

Non voglio tirarla per le lunghe, rischierei di essere ripetitivo e non posso permettermelo; ho già peccato di una necessaria banalità. Voglio invece concludere con un invito ed un augurio: continuiamo a lavorare per il Dante che sarà, per il Dante che sogniamo, per un Dante che lasci il suo contributo alla società. Mettiamo qui, nella nostra scuola, ognuno come può, le radici di un futuro migliore; del futuro che ci meritiamo. Iniziamo da qui, iniziamo da noi.


Giuseppe Lavitola, IVB


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