Angolo del classicista - 28/04

Aggiornato il: 5 mag 2020

La rubrica "Angolo del classicista" è stata creata dalla direzione di Segnali di Fumo per riportare i lettori sulle orme dei classici che, talvolta, non vengono apprezzati appieno nelle ore curricolari. Oggi abbiamo scelto un tema percorso più volte dai lirici greci, il rapporto tra la vecchiaia e la giovinezza, includendo anche la stretta relazione con la morte. Abbiamo selezionato dieci composizioni, buona lettura!


Callino, Lo scampo


Giovani, e fino a quando inerti? Quando avrete un cuore?

Non vi fa vergognare dei vicini

tanto lassismo? State qua, seduti, come in pace:

e tutto è nella morsa della guerra. [...]


Tirteo, I vecchi e i giovani


Via, combattete gli uni accanto agli altri, giovani,

non date abbrivo a fughe turpi, al panico,

fatevi grande e vigoroso l'animo nel petto,

bandire il gretto amore della vita,

ché la lotta è con uomini; non lasciate, fuggendo,

chi non ha più agilità: gli anziani.

È uno sconcio che un vecchio cada in prima fila

e resti sul terreno innanzi ai giovani,

con quel suo capo bianco e il mento grigio, e spiri

l'animo suo gagliardo nella polvere,

con le mani coprendo le pudende insanguinate

(spettacolo indecente, abominevole),

nude le carni: nulla c'è che non s'addica a un giovine

finché la cara età brilla nel fiore.

Da vivo, tutti gli uomini l'ammirano, le donne

l'amano; cade in prima fila: è bello.

Resista ognuno ben piantato sulle gambe al suolo,

mordendosi le labbra con i denti.


Solone, I settenni


Il bimbo acerbo, ancora infante, mette i denti

e li perde nei primi sette anni.

Quando altri sette Iddio gliene fa compiere, rivela

già chiari i segni della pubertà.

Poi nel terzo settennio crescono le membra, spunta

la barba, il fiore della pelle cangia.

Il quarto è quello del maggior vigore fisico,

che per un uomo è segno di valore.

Nel quinto è tempo di pensare al matrimonio

e ai figli che continuino la stirpe.

Nel sesto si consolida la mente ad ogni evento,

passa la voglia di fare sciocchezze.

Settimo e ottavo - in tutto quattordici anni - segnano

l'apice di saggezza ed eloquenza.

Nel nono c'è un superstite vigore, ma più deboli

sono la lingua e il senno a grandi imprese.

Se poi si giunge al limite del decimo settennio,

ebbene: è un tempo giusto per morire.


Mimnermo, Avari fiori


Vita... gioia... che sono, senza Afrodite d'oro?

Meglio la morte, quando non più caro

mi sia l'amore occulto, i doni delicati, il letto -

avari fiori dell'età ridente

per gli uomini e le donne. Cupa di dolori avanza

senilità, che svilisce e deturpa,

e nel cuore è un rodìo d'angosce amare: l'uomo

mira la chiara luce e non s'allegra,

odio d'amasi, scherno delle donne: volle

così funesta la vecchiezza un dio.


Semonide, La sporca speranza

C'è una gran frase dell'uomo di Chio:

"Qual delle foglie, tale è la vita mortale".

L'hanno sentita tutti con gli orecchi,

pochi l'hanno nel cuore: con ciascuno è la speranza,

connaturata all'anima dei giovani.

Finché si gode il desiato fiore dell'età,

l cuore è lieve e la mente fantastica:

non ci s'aspetta d'invecchiare e di morire,

e chi è sano non pensa a malattie.

Mentalità d'idioti: ignorano che agli uomini

il tempo del rigoglio e della vita

è scarso. Tu lo sai. Presso la soglia estrema

resisti al male e, delle gioie, godi.


Saffo, Il senso della vita

Cinge vecchiaia ormai tutta la carne,

e di neri i capelli si sono fatti bianchi

... e le ginocchia non reggono

... così come i cerbiatti

... ma io, che fare?

... no, non è possibile [...]

Amo la molle vita ed è per me

nella brama di luce

tutto il pregio e l'onore.


Alceo, Fuge quaerere

Melanippo, ubriacati con me.

Sceso di là dai gorghi d'Acheronte, oltre il varco,

rivedrai questa luce chiara? tu lo credi?

Lascia, non sognare.

Anche Sisifo, figlio d'Eolo, un re,

alla morte sognava scampo. Era saggissimo,

ma saggezza non valse: una volta, un'altra volta

di là dai gorghi d'Acheronte il fato

lo trasse, e là, sotto la terra nera, il re figlio di Crono

gli dà supplizio enorme. Lascia, non pensare

- siamo giovani - al mondo di laggiù.

Ora, quale sia la sorte, a noi s'addice bere. [...]


Anacreonte, I segni

quando tra i capelli neri fili bianchi spuntino.


Alcmane, Angustie

La via è stretta e il Destino malvagio


Stesicoro, Legge inesorabile

Quando si muore, sbianca

ogni favore umano.



La Direzione


19 visualizzazioni0 commenti