Alcuni uomini: RAPPORTI TRA MAFIA E TERRORISMO

“Quando avevo 16 anni andavo in giro armato di pistola, quando poi i miei amici sono morti tutti ammazzati, io mi sono specializzato in quello che loro [i pm della procura di Roma] dicono e mi accusano, ma non hanno capito che gli piscio in testa se voglio.”

-Massimo Carminati


Mafia e terrorismo, cosa hanno in comune?

Il ventennio tra gli anni '70 e '90, fu di sangue per l'Italia. Dopoguerra, qualche rigurgito fascista, i movimenti studenteschi, i nuovi ideali della sinistra e estrema sinistra, i primi processi contro la mafia, tutto nel contesto della Guerra Fredda. Tra i nuclei terroristici di quegli anni non possiamo dimenticare i NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari, estrema destra, e le Brigate Rosse, estrema sinistra. La mafia e il terrorismo, in questo periodo, si macchiarono di terribili delitti e, attraverso la Massoneria, esponenti deviati del Vaticano e dei servizi segreti, talvolta agirono insieme. Ma cos'è che univa questi due mostri, che interessi avevano in comune, cosa li spingeva a farsi favori l'un l'altro? Commettendo crimini una per ideologia e l’altra per “necessità”, si può constatare che ad unirli era la Violenza, utilizzata come mezzo per saziare la sete di sangue e di denaro, senza avere rispetto per nessun altro all'infuori di loro, esercitando i principi dell'egoismo, della prevaricazione, della paura come ne fossero maestri. Uno tra gli esempi perfetti, che dimostra come ambiente mafioso e terroristico si incontrassero, è Massimo Carminati, considerato tra i maggiori esponenti della Banda della Magliana, con la quale entrò in contatto grazie al boss Franco Giuseppucci. Carminati, tuttavia, non nacque come mafioso, era prima di tutto un terrorista di matrice fascista, affiliato ai NAR e colmo di odio e violenza come pochi altri. Verrebbe da chiedersi dunque: come e quando iniziò a frequentare la Banda della Magliana? Infatti, organizzazioni terroristiche e mafiose, nell’immaginario collettivo, possono sembrare due cose differenti, soprattutto se si pensa che le prime hanno il solo interesse di disintegrare lo Stato in cui esercitano la loro violenza, e le seconde di sostituirsi a questo, senza però sovvertirlo. Comunque, senza soffermarci su analisi troppo tecniche, Carminati si avvicinò alla Banda della Magliana perché, guarda caso, frequentava lo stesso bar di Giuseppucci, Bar Barone, in zona Ponte Marconi. Si conobbero lì, come due semplici amici, e caso ancora più strano avevano due soprannomi molto simili: Carminati era infatti soprannominato “il Nero”, per via della sua forte fede fascista; Giuseppucci invece “Er Negro”, per via della sua carnagione scura e forse anche lui per via di una fede estremista e nostalgica (a casa sua furono ritrovati gagliardetti, registrazioni e adesivi che inneggiavo al Duce).

Come detto prima, fu Giuseppucci la chiave di avvicinamento alla mafia capitolina per Carminati, egli infatti aiutò lui e altri terroristi neri a ripulire dei traveller cheque, rubati durante una rapina. Giuseppucci approfittò della situazione per stringere un patto con loro: la Banda avrebbe aiutato i NAR a ripulire i soldi e a coprirli, e i NAR, soprattutto Carminati, avrebbero consumato diversi omicidi per conto di questi mafiosi. Da questo momento, Carminati e la Banda, non si separeranno più e, anzi, Carminati stesso sarà destinato a diventare uno dei capi dell’organizzazione, destreggiandosi tra i vari boss, come Abbruciati e Mancini, grazie alla sua arroganza, violenza e fermezza d'azione, seguendo l'esempio di De Pedis. Cattivi esempi, sbagliati maestri, eccellenti assassini, possono sopportare figure oneste come il Generale dalla Chiesa? A Carminati, Giuseppucci, Fioravanti, De Pedis vanno sostituite figure come il generale-prefetto: ebbe anch'egli a che fare con il terrorismo e con la mafia, ma per combatterle.


Poc’anzi abbiamo parlato prevalentemente dei rapporti tra mafia e associazioni terroristiche, soffermandoci per lo più sul terrorismo nero. Tuttavia, il terrorismo non fu solo di matrice neofascista, bensì, sempre nel sanguinoso ventennio tra gli anni '70 e '90 che segnò l'Italia, fu presente anche un'associazione terroristica, tra le altre, di matrice comunista sviata: le Brigate Rosse.

Anche se, a differenza del caso che abbiamo raccontato prima, non ci sono chiari esempi di uomini (o per meglio dire: bestie) che furono l’anello di congiunzione tra mafia e terrorismo, le Bierre ci forniscono invece l’esempio di come le associazioni terroristiche e le mafie si somigliassero anche nelle modalità di azione. Le Brigate Rosse nacquero con ideali prettamente rivoluzionari, avevano infatti l'intenzione di sovvertire il governo e di imporre un tipo di ideologia. Nonostante ciò, nelle loro azioni, nel loro modus operandi, c'era qualcosa che apparteneva al manuale non scritto della mafia. Qualcosa di casalingo, pur nella precisione ed efficienza. Possiamo anche affermare che il contrabbando di armi poteva passare attraverso il canale privilegiato delle mafie, sia italiane che straniere. Quelle mafie che entrarono in affari con le Bierre furono probabilmente Cosa Nostra, la Banda della Magliana e altre. Tuttavia un altro limpido esempio della somiglianza tra queste due realtà, è l'azzoppamento, praticato dalle Bierre. Questo, infatti, è trasposizione dello sgarrettamento del bestiame praticato dalla mafia rurale. Ancora, si può pensare alle modalità che si utilizzavano per affermare il proprio potere sul territorio, incutendo l'omertà, sollecitando protezione o complicità: anche attraverso la corruzione. La storia ci presenta altri spunti su cui riflettere per quanto riguarda il legame che potesse esserci tra le Bierre e la mafia, come il famoso caso Moro, per esempio. Facendo un'ultima, attenta analisi, vediamo che: la mafia vuole affermare il proprio potere sul territorio e lo fa con la Violenza; il terrorismo vuole sovvertire i governi o compromettere dei progetti, affermando la propria forza sul territorio, anch’essa servendosi della Violenza. Gli uomini giusti, per combattere la mafia, il terrorismo (e quindi la Violenza dilagante), si servono della Conoscenza, delle Leggi, dell'Onestà. Queste realtà corrotte non possono, non devono farci credere di non esserci evoluti: la Violenza la usavano i cavernicoli.


Raffaele Maria Alberto Pergolizzi, VE

Alessandro Neculai Manole, VE


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