Alcuni uomini

“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.”

(Paolo Borsellino)


Per portare avanti certe convinzioni, doveri, lotte e missioni, è necessario affidarsi agli esempi che la storia ci ha lasciato e alle testimonianze che gli uomini ci hanno dato. Paolo Borsellino, per esempio, per combattere la mafia, ci invita a parlarne, come possiamo, come vogliamo, per poi emarginarla. E allora parliamone. Le mafie sono organizzazioni identitarie, ma soprattutto elitarie. I codici, le regole, i simboli e la mitologia sono elementi che fanno credere ai mafiosi di far parte di un mondo esclusivo, al quale si accede soltanto per merito e rispetto. Nessun gruppo umano esiste senza simbologia, riti e valori di riferimento. Assai presente è il simbolismo religioso all’interno delle varie cosche: il battesimo come consacrazione ad un padrino, giuramento sull’immagine sacra e il sangue che bagna l’effigie del santo. Tale simbologia all’interno delle cosche mafiose fonda un saldissimo apparato capace di alimentare istintivamente il consenso sociale proprio

perché rispecchia la religiosità popolare. Inutile sottolineare come in realtà ciò svii e snaturi il reale messaggio religioso. Sappiamo, quindi, che esistono diverse mafie, ognuna con la propria organizzazione e con la propria famiglia. Cosa Nostra è la cosiddetta mafia siciliana: nata appunto in Sicilia, opera da tempi

antichi fino ad ora. Impone la sua violenza con il racket, le estorsioni, il pizzo, il riciclaggio di denaro, il gioco d’azzardo, il traffico di droga e, nel biennio tra il ’92 e il

’93, il terrorismo. Uno degli uomini di Cosa Nostra più conosciuti è Totò Riina, perfido e spietato assassino, mafioso fino al midollo; al nostro Paese e alla Sicilia portò infiniti danni. Cosa Nostra ebbe molta importanza all’interno della storia d’Italia e del mondo: facendo qualche esempio, è la mafia mandante degli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino e, addirittura, nel 1943 fu necessaria a fornire informazioni agli angloamericani per lo sbarco in Sicilia con l’operazione Husky. Inoltre, fu proprio un uomo di Cosa Nostra a svelare i segreti più intimi di tale organizzazione, il famoso pentito Tommaso Buscetta, che testimoniò contro Cosa Nostra durante il maxiprocesso diretto dal pool antimafia fondato da Rocco Chinnici, rivelandoci segreti e procedimenti fino ad allora sconosciuti. Cosa Nostra è una mafia che si struttura su famiglie nelle quali si entra con legami di sangue.La Camorra è la mafia nota nel napoletano: nonostante presenti delle differenze rispetto a Cosa Nostra, esse sono alleate. A differenza di

Cosa Nostra, la Camorra è caratterizzata da piccoli clan, denominati “isole impazzite”, che talvolta si fanno guerra tra loro, e talvolta creano alleanze per favorire lo scambio di armi e droga. Anche questa mafia si arricchisce principalmente tramite il traffico di sostanze stupefacenti, senza tralasciare il commercio di armi e le estorsioni. Uno dei massimi esponenti di questa organizzazione fu Raffaele Cutolo, morto pochi mesi fa, fondatore della Nuova Camorra Organizzata. Un personaggio coraggioso che ha approfondito e diffuso la conoscenza e le indagini contro la Camorra è Roberto Saviano.La Sacra Corona Unita è la mafia operante in Puglia: meno conosciuta, pratica attività simili a quelle di Cosa Nostra e Camorra, con le quali è alleata. Il suo nome deriva dalla anti-cultura mafiosa: infatti è “Sacra” perché ogni membro viene affiliato con un vero e proprio rito con cui è “battezzato” o “consacrato”; “Corona” poiché durante le

processioni di iniziazione viene utilizzata la corona del rosario; “Unita” sta infine metaforicamente ad indicare la forza di una catena composta da molteplici anelli. Questi riti, e i loro gradi, sono molto simili a quelli della ‘Ndrangheta, (sono infatti alleate) e pare che la sua origine sia stata influenzata dal volere del boss della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo. La sua specificità la contraddistingue appena dalle altre mafie italiane: oltre a essere più giovane, la Sacra Corona Unita stringe vere e proprie alleanze con le organizzazioni criminali dell’est europeo. Agli inizi degli anni ’90 raggiunse il suo apice, ma proprio in tali anni si scontrò fortemente con lo Stato, che la indebolì profondamente e la fece rimanere più emarginata; tuttavia ora tenta infiltrazioni nei tessuti imprenditoriali. Presenta una struttura piramidale costituita da diversi grandi di matrice ‘ndranghetista. La ‘Ndrangheta è il termine con cui oggi tutti identificano la mafia calabrese. La parola ha un significato altamente apologetico e, secondo alcuni linguisti, come Paolo Martino, deriva dal greco parlato ai tempi di Omero. In particolare la parola deriva dal termine greco ‘’ανδραγαθοσ’’, che sta a significare ‘uomo coraggioso e valoroso’.Inizialmente l’idea era quella di far passare la ’Ndrangheta come un modo valoroso di essere, di pensare, e non come un’organizzazione criminale gerarchicamente strutturata, con codici e rituali. La mafia calabrese ha avuto un esteso periodo di incubazione, durante il quale non sempre è stata individuata e compresa. Vi era, nella zona calabrese, un’entità mafiosa (come sottolineò lo stesso Henri Beyle, meglio conosciuto come Stendhal) ma non esisteva ancora un nome che potesse definire quelle alleanze tra i vari clan che si occupavano della gestione mafiosa del potere, dell’estorsione e della guardiania. La Calabria, tra il Settecento e l’Ottocento, fu terreno fertile per la nascita di una fitta rete di contrabbando e mercati neri. Per evitare le imposte del fisco, intere bande di contrabbandieri trasportavano via mare le merci più richieste dalla popolazione locale, come grano, olio, vino e varie viveri. Il contrabbando avveniva contemporaneamente su due fronti marittimi. Dal versante ionico venivano spedite le granaglie, cereali come avena, riso, orzo e miglio. Dal versante del mar Tirreno, invece, partivano costantemente imbarcazioni che trasportavano gli oli e le essenze del Nicastrese, del Vibonese e della piana di Gioia Tauro.In questo stato iniziale la 'Ndrangheta si presentava

come una criminalità organizzata ancora priva di simboli, codici e rituali, ma capace di mediare, corrompere e commerciare

illegalmente.La Banda della Magliana nasce a Roma ed opera nella stessa città e nel Lazio tra gli anni ’70 e ’90. Seminò il terrore praticando rapine, sequestri, traffico di armi, traffico di droga, omicidi e corruzione. Nasce con un processo differente rispetto alle altre mafie: la maggior parte delle mafie del Mezzogiorno si basavano su legami di sangue, mentre la Banda della Magliana nasceva dall’orgoglio romano di alcuni ragazzi della Magliana e di altri quartieri capitolini. Come dice il pentito Antonio Mancini “noi volevamo comandare su Roma: i siciliani in Sicilia, i campani in Campania, possono pure venire a Roma, però devono prima bussare”. Tuttavia la mafia capitolina estese i suoi contatti con Cosa Nostra, la Camorra, la Massoneria e il Vaticano. Tra i massimi esponenti dobbiamoricordare Enrico De Pedis, ucciso in seguito a diverse faide interne che, insieme a diversi arrestati e pentiti, contribuirono alla decimazione e

all’indebolimento di questa organizzazione. La stessa sepoltura di De Pedis fa intendere uno dei tanti legami che potevano esserci tra l’organizzazione mafiosa e alcuni esponenti deviati del Vaticano: infatti, con il consenso del Vicariato di Roma ottenuto grazie agli interventi del Rettore Monsignor Pietro Vergari, fu sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare. Tra le altre attività, la Banda della Magliana ebbe stretti rapporti con le associazioni terroristiche dell’estrema destra, tra cui i NAR; fu coinvolta nella strage di Bologna, nel caso Moro; fu probabilmente legata alla sparizione delle giovani Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, e, addirittura, ebbe parte nell’attentato a Papa Giovanni Paolo II. Infine, ora che conosciamo i loro volti e i loro nomi, come possiamo combattere queste famiglie, questi cancri, almeno nel nostro piccolo, come studenti e lavoratori comuni? La mafia si propone come alternativa allo Stato, non tutelando gli interessi dell’individuo ma quelli di pochi “eletti”, mentre lo Stato tutela il cittadino e

sostiene la società. Il buon cittadino, quindi, dovrebbe provare a ottimizzare e proteggere, con i propri mezzi, ogni apparato della società in cui vive; dovrebbe quindi costantemente e coerentemente contribuire al mantenimento dell’onestà e della rettitudine, e al buon funzionamento della società medesima, insieme a tutti coloro che ne fanno parte: la sua famiglia, i suoi amici. Basandosi la mafia su una mentalità prevaricatrice, ignorante e violenta, ne deduciamo che per abituarci “al fresco profumo della libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale”, dobbiamo anzitutto opporci strenuamente a tale mentalità con la cultura, rifiutando l’omertà di fronte ai torti commessi da questi individui, rispettando le leggi dello Stato e lo Stato stesso e, se si volesse mai rivolgere una critica a quest’ultimo, farlo con trasparenza, giustizia e mezzi leciti, rifiutando mazzette, aiuti esterni e scorciatoie moralmente scorrette. Dobbiamo parlare della mafia, perché più se ne diffonde la conoscenza, più sarà facile trovare la forza di opporvisi. Infine, dobbiamo vivere questa nostra resistenza alla società e alla mentalità mafiosa con continuità e perseveranza, rifiutando ogni beneficio che possiamo trarne, tutti noi. La mafia ruba, la mafia ti opprime, la mafia si

appropria dei tuoi diritti di uomo e della tua libertà, la mafia uccide: combattiamola.


Raffaele Maria Alberto Pergolizzi e Alessandro Neculai Manole IVE

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