GECO

Street art e arte di strada, murales e murali, graffiti e writing, vandalismo e arte.

Il mondo dell’arte è etereo, inafferrabile, intangibile e tale deve essere, almeno concettualmente. Questo perché esso non può essere definito né categorizzato: come l’acqua penetra finanche attraverso le viscere più profonde del terreno, l’arte si insinua nel tessuto sociale e diventa protagonista dell’uomo e della storia che esso quotidianamente costruisce, diventa protagonista del disegno di eventi e cambiamenti a cui si assiste, spesso involontariamente. Inoltre, come l’acqua possiede la forza di infrangere gli argini che le vengono costruiti attorno, la forza di distruggere qualsiasi confine la circondi, l’arte diventa l’emblema di ciò che di incontenibile c’è in questo mondo: artisti visionari che hanno anticipato il progresso e gli eventi con le proprie opere, sculture che hanno stabilito canoni di bellezza ancora insuperabili e inconoscibili, dipinti che hanno totalmente mandato in frantumi le regole della matematica e della fisica, melodie che sono state in grado di rompere le dimensioni e trasportare, far viaggiare attraverso il tempo e lo spazio. E davanti a quest’immensità, a questa infinita bellezza, a questo straordinario orizzonte, sforzarsi di dare una spiegazione dove spiegazioni non sono ammesse, sforzarsi di racchiudere in ferree categorie ciò che di meno categorizzabile esiste, sforzarsi di contenere l’inesorabile fiume dell’arte come fosse un semplice rivolo d’acqua di torrente, diventa un atto violento, un atto contro natura commesso dall’uomo ai danni di sé stesso in quanto l’arte per alcuni è la traccia più duratura ed evidente del passaggio dell’uomo stesso.

Così, durante una notte dello scorso novembre, Geco è stato arrestato in un’abitazione nel quartiere San Lorenzo dopo delle indagini durate diversi anni, con l’accusa di danneggiamento e imbrattamento. Se ci si ponesse distanti dalla figura del purtroppo non più anonimo artista, si potrebbero adottare due prospettive per provare a conoscerlo, studiare due facce della stessa medaglia. Il primo punto di vista consiste nel ritratto che di Geco è stato fatto da una larga parte della politica e anche da diverse testate giornalistiche: un vandalo, un imbrattatore di muri che negli anni ha contribuito a deturpare luoghi pubblici, un criminale pericoloso la cui “testa” era stata chiesta dalle autorità di numerosi paesi europei come Portogallo, Francia, Grecia o Germania. Il secondo punto di vista consiste nell’osservare Geco e le sue azioni servendosi degli occhi dell’arte. Un graffitaro, un writer o comunque lo si voglia chiamare, che ha lasciato il suo marchio, il suo tag, tutto intorno al mondo: quattro lettere in stile squared, uno stile di disegno squadrato, che sono diventate leggendarie nel mondo dei murales e non solo, diventando simbolo e firma del famigerato Geco. Nelle principali città d’Europa e del mondo, infatti, campeggiano monumentali le sue opere: nelle sopracitate città e capitali, l’artista acrobata negli anni ha posizionato le sue pedine come in una scacchiera, in posizioni assolutamente straordinarie: ad altezze proibitive e in luoghi impossibili da raggiungere, servendosi di semplici attrezzi da operaio come scale, funi e ganci, mettendo spesso a rischio la propria vita, con l’unico intento di lasciare una traccia, un segno riconoscibile di sé, un simbolo, un tag che da tutti sia riconosciuto.

Indipendentemente dalle idee legittime che ognuno possiede, è doveroso riconoscere che Geco ha incarnato e incarna lo spirito più puro dell’arte, lo spirito indomabile, incontrollabile e ingestibile, libero da ogni vincolo o scopo: per questo le sue quattro lettere sfidano tutto ciò che di domato, controllato e vincolato c’è a questo mondo, sfociando a volte nell’illegalità, proprio come Basquiat faceva poche decine di anni fa, o come altri grandissimi artisti fanno tutt’ora, dal più noto Banksy a quelli che fortunatamente non hanno avuto lo stesso scalpore mediatico come JR, Jorit, Ozmo, Invader, Ravo e moltissimi altri.

In questo mondo perciò così etereo, inafferrabile e intangibile, una violenza è stata commessa. La giustizia ha agita ciecamente? La risposta a questa domanda non è presente nell’articolo: indubbio però è il fatto che l’arte, e ogni sua espressione, è frutto della libertà, senza che essa sfoci nell’anarchia, e libera deve rimanere, svincolata e non confinata alla volgare illegalità, ma elevata e celebrata come quello che è: il magnifico anelito del mortale che cerca di vincere la morte stessa, diventando semplicemente eterno.


Riccardo Scalia, VA



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Personale

Vorrei fosse illegale amarti, soffrire per colpa degli altri. Vorrei dirti cosa provo ma poi che penseresti? Vorrei dirti cosa sono, ma poi mi guarderesti allo stesso modo? Mi hai detto la verità e mi